11 dicembre 2018

Volti e api di Sergio Pescatore: quando la caricatura si fa pungente

Volti e api di Sergio Pescatore: quando la caricatura si fa pungente

In mostra fino al 1 Febbraio con Artepassante presso il passante ferroviario di porta Vittoria le caricature di Sergio Pescatore

Un ronzio denso di risate avvolge le caricature di Sergio Pescatore; nella stanza sono le api le regine, nascoste in ogni quadro, in ogni angolo delle tele. Mille occhi e mille sguardi, colori cangianti e rughe conosciute: linee decise che marcano ghigni più o meno noti. I volti sembrano urlare, parlare e ridere anche loro. E poi c’è lui. Pescatore di nome e di fatto. Con gli stivali di gomma verde prato, la barba folta, il passo deciso; e stretta in pugno veementemente la canna da pesca … con appesa una scarpa.

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Nato a Milano nel 1951, perse l’udito a soli due anni a seguito di una malattia, ma restarono sempre forti nel suo carattere l’entusiasmo e la voglia di scherzare, che trovano posto con chiarezza tra le sue pennellate.

Nella mostra in esposizione fino al 1 Febbraio al Passante ferroviario di Porta Vittoria, si alternano le espressioni della sua vita. I primi esordi su “Sport intrepido”, le caricature pubblicate successivamente su altre riviste, e quelle invece mai pubblicate del 2003-2015. Tra i tanti volti sono ricorrenti quelli della moglie e del figlio; i colori del calcio; le fronti corrugate dei colleghi. E tutte, dalle più semplici alle più dettagliate, differentemente ci parlano.

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Come è nata la Sua passione per la caricatura?

Disegnavo già da piccolo; a scuola non ho mai studiato troppo, disegnavo i poster per i bambini, incoraggiato dalla maestra. È stata lei a convincere la mia famiglia a farmi frequentare per due anni la scuola serale d’arte al Castello Sforzesco. Per i quattro anni successivi sono stato apprendista orafo, dopodiché ho proseguito gli studi da autodidatta.

Ma è all’Enel, dove Sergio Pescatore ha lavorato per ben 29 anni, che per la prima volta nell’84 ricevette una proposta da un suo collega: così iniziava, dopo i numerosi concorsi vinti, la sua intensa collaborazione come caricaturista per la rivista sportiva “Sport intrepido”.

Cosa vuole esprimere con i suoi disegni?

È una via di espressione: io comunico con loro e loro comunicano con me.

Che tecnica utilizza?

La tecnica è mista: carboncino, china etc. Si parte o dalle foto o dal soggetto; ricordo all’inizio quando non c’era il pc come fosse più difficile trovare le foto, raccoglievo le riviste cercando le espressioni.

Cosa significano invece le api, presenti in ogni caricatura?

Inizialmente apponevo semplicemente il mio nome come firma sulle mie opere, poi sostituito dal nome riportato su un fogliettino affiancato dal simbolo di un pesce (la pesca è infatti la seconda mia grande passione). Il mio modo di firmare è cambiato quando, dopo la fine della mia collaborazione con Sport intrepido, continuando a disegnare per hobby a casa, un giorno aprendo la finestra è entrata nella stanza una vespa. Ho cercato di mandarla via invano, finché ho deciso di utilizzarla come simbolo. Alla vespa, che sembrava avere un aspetto quasi cattivo, ho però sostituito l’ape per rappresentarmi. L’ape è sordomuta, ma vede e sente gli odori. Così le api hanno iniziato a caratterizzare le mie opere, e se prima ne disegnavo solo una poi due poi tre, sono giunto a disegnarle anche espressive.

Ammirando le Sue caricature è inevitabile sorridere. Quale pensa sia l’importanza del ridere? Del saper ridere di noi stessi?

Nei miei disegni metto spesso anche me stesso oltre che gli altri in una posizione ironica, per far ridere l’osservatore, per ridere io stesso. Quello che mi piace fare è, quando vedo le persone arrabbiate, far loro cambiare espressione, come se un’ape le avesse punte.

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