di Christian Paciaroni

Si è soliti dire che in Italia non ci sia spazio per le giovani band, spesso ingabbiate all’interno del circuito dei contest e schiacciate dallo strapotere delle vecchie, di nome e di fatto, glorie della musica che circola sullo stivale.

Tuttavia, a volte, si riescono a trovare le condizioni favorevoli per mettere in piedi un progetto sensato e che  -ci auguriamo-  potrebbe, in un futuro prossimo, essere di riferimento per altri giovani gruppi, portando quella freschezza necessaria per dare una boccata di aria fresca ad un panorama musicale saturo di vecchi nomi e chiuso alle sperimentazioni. Tutto ciò si può trovare all’interno dell’EP di esordio dei milanesi Jarvis i quali, appoggiandosi all’esperienza del rinomato produttore Larsen Premoli (Destrage), hanno prodotto un lavoro di sei canzoni decisamente notevole dal punto di vista tecnico e delle idee.

I quattro giovani musicisti sono riusciti a concentrare all’interno delle sei canzoni le loro pulsioni musicali, andando a mescolare senza alcuna paura elementi di Post-Hardcore, Math Rock e Indie Rock spruzzando il tutto con una buona dose di Pop, per rendere il tutto più appetibile alle masse.

E ci sono riusciti.

I pezzi hanno una struttura tutta loro, non seguono infatti lo schema-canzone che decenni di musica Pop hanno inculcato nelle nostre orecchie. Dimenticate l’abusato verse-chorus-verse tanto amato e odiato da Kurt Cobain, i pezzi sono costruiti su intricati arrangiamenti melodici che sanno rapire sia per la complessità che per l’orecchiabilità.

Gianluca Bonelli e Simone Vaccaro -Basso e batteria- costituiscono un tappeto ritmico sul quale la chitarra di Mattia Frassinetti  sfodera delle notevoli linee melodiche, arricchite dalla voce intensa, anche se a volte acerba, di Francesco Bertoli.

Stupisce come una band così giovane e con così tanta voglia di sperimentare sia riuscita, in ogni caso, a trovare una quadratura del cerchio per quanto riguarda il sound che rimane, per l’appunto, compatto, solido e coerente in tutti i sei pezzi, senza alcun passo falso.

Tra i pezzi che colpiscono di più, spiccano il singolo Badapap the Parrot, nel quale la struttura della canzone si fa intricata mentre le dinamiche di batteria cambiano repentinamente e creano un saliscendi continuo, sul quale basso e chitarra ricamano delle linee melodiche arricchite dalla magnifica voce di Francesco Bertoli che canta della morte di un bizzarro artista vista dalla prospettiva del suo pappagallo; Plot Twist riprende il saliscendi ritmico, rendendolo incalzante e più rockeggiante ed aggressivo, fino a sfociare in un bridge rilassato che, in realtà, è solo il preludio ad un finale emozionante e inaspettato.

Un EP finalmente giovane e fresco che vuole dare speranza a tutte le schiere di giovani musicisti che si sentono oppressi da una scena musicale italiana che, detto francamente, esiste poco e poco punta sull’incoscienza giovanile.

Un EP fresco, da ascoltare per sentirsi leggero e per farsi sorprendere dalla piega inaspettata che prendono tutte e sei le canzoni del gruppo.

Di sicuro, un futuro roseo per i Jarvis.

Noi tifiamo per loro!

 

PEZZI CONSIGLIATI:   Badapap the Parrot, Plot Twist, 280-10