di Simone Bava

«Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della misericordia». Queste le parole di Papa Francesco lo scorso 13 marzo. Ebbene, ci siamo: il Giubileo della Misericordia è finalmente iniziato.

Vivere questo Giubileo significa afferrare almeno parte di ciò che la parola misericordia indica, comprendendone le basi, le implicazioni e lo spessore a livello dei rapporti umani. Si tratta di un intreccio di fattori sapientemente esposto dal cardinale Walter Kasper nel libro Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo – Chiave della vita cristiana (2013).

Al di là delle speculazioni teologiche, l’importanza della misericordia sussiste soprattutto in virtù del modo in cui ogni essere umano – cattolico e non – vi si avvicina e ne resta toccato.

Come ha annunciato Francesco all’apertura della Porta Santa, la Chiesa Cattolica crede in un Dio misericordioso, prima che punitivo; un Dio disposto non solo a correggere i fedeli e a porli davanti alle conseguenze delle loro azioni, ma anche a renderli oggetto della sua misericordia. Infine, la Chiesa crede in un Dio che invita ad essere misericordiosi i suoi stessi figli, come suggerisce il logo del Giubileo: misericordies sicut Pater  – misericordiosi come il padre, da Luca 6,36.

Ma cosa significa misericordia?

Anzitutto, misericordia significa empatia. Chi è misericordioso è capace di connettersi ai vissuti emotivi dell’altro, in particolare nel momento in cui questi è in uno stato di bisogno. Si tratta, quindi, di riuscire a percepire le mancanze delle persone a lui prossime, di domandarsi quale posizione gli è possibile occupare per rispondere a tali necessità e, infine, di offrire concretamente il proprio contributo.

Non solo. Misericordia significa anche perdono – tema, questo, già trattato da Lo Sbuffo. In termini cristiani, il perdono consiste non tanto nell’andare oltre la colpa commessa da qualcuno, bensì nel costruire, insieme all’altro, una nuova esperienza; un’esperienza che sia migliore, perché consolidata dalla consapevolezza degli errori compiuti.

Ecco, dunque, che il concetto di misericordia rimanda inevitabilmente alla fiducia nei confronti dell’umanità tutta; la fiducia nel fatto che le persone a cui è offerto il perdono sappiano cogliere la seconda occasione a loro donata.

Tuttavia, al pari di ogni altro dono, il perdono non può essere imposto. Così come il Giubileo stesso non spinge verso la cosiddetta Porta Santa, ma la lascia spalancata, invitando chiunque a varcarla in totale libertà, ugualmente, l’atto del perdono mostra i propri effetti nel tessuto sociale solo quando dall’altra parte vi è qualcuno disposto a fare tesoro della nuova opportunità presentata. Di conseguenza, essere misericordiosi vuol dire riconoscere la libertà di scelta e la dignità personale dell’interlocutore.

Tra i propositi della festa inaugurata ieri mattina in piazza S. Pietro, sembrerebbe esservi, in sintesi, la valorizzazione dei rapporti umani in ogni loro sfaccettatura.

In questi termini, il Giubileo può essere vissuto come un’opportunità di crescita anche dal punto di vista di altre religioni, se non addirittura laico, perché, in effetti, i rapporti umani sono quanto di più prezioso e condiviso la società possa vantare.

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