Impossibile non notare che, all’inizio di questo mese, sia le testate cartacee che quelle online hanno dedicato ampio spazio al ricordo di Pier Paolo Pasolini.

Se vi steste domandando il perché significa che siete tra i meno attenti che non si sono ricordati che il 2 novembre 2015 sono ricorsi i quaranta anni dalla morte del poeta.

Tratteggiare la figura di un simile gigante della cultura in maniera vivida, senza cadere nel già detto, è un’impresa che non mi interessa intraprendere, parole che comunque si perderebbero tra le centinaia scritte e condivise sulle bacheche dei vari social.

Vi segnalo invece l’iniziativa di chi, non con le parole ma con i fatti, contribuisce a mantenere vivo il messaggio di Pasolini dando voce alle sue opere: tra i molti interventi e manifestazioni volte a commemorare il poeta, l’intellettuale, il critico, il sociologo, il regista, l’uomo, una ci pare, infatti, particolarmente meritoria della vostra attenzione.

Già da tempo la Cineteca di Bologna è impegnata in una serie di restauri  con l’obiettivo di restituire in tutto il loro splendore i capolavori del cinema italiano (ne abbiamo già parlato qui).

Cogliendo l’occasione del quarantennale della morte, la Cineteca di Bologna ha riproposto l’ultimo, controverso, film di Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma” al cinema (per chi ha avuto la fortuna di vederlo il 2 novembre nelle quaranta sale in cui è stato proiettato) e in dvd in un’edizione restaurata e arricchita da un ampio apparato di approfondimenti (o se preferiamo contenuti speciali).

Ispirato alle 120 giornate di Sodoma di de Sade e ad altre opere filosofiche e critiche sull’autore (spiccano i nomi di Barthes e Klossowski ma una bibliografia completa è fornita da Pasolini stesso nei titoli di testa), l’opera mette in scena le penose vicende di un gruppo di prigionieri nelle mani di alcuni gerarchi durante la Repubblica di Salò, aguzzini ebbri del loro potere che abusano in ogni modo dei corpi delle loro vittime.

 

 

È forse il suo film più famoso ma anche il meno visto’‘ sentenzia efficacemente Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, in un’intervista all’ANSA, lacuna che questa edizione restaurata speriamo riuscirà a colmare.

Salò è l’ultima opera del regista, terminata appena il giorno prima della sua morte, uscì in sale per un breve periodo nel gennaio del 1976 per essere immediatamente sequestrata.

A causa della rappresentazione di pratiche sessuali perverse e sadiche e delle immagini scioccanti, la pellicola è stata oggetto di feroci attacchi censori che hanno visto convergere perbenisti e reazionari, le denunce per oscenità si sono susseguite per vari mesi durante i quali le autorità hanno ordinato varie volte il sequestro e il dissequestro della pellicola.

La versione integrale sarà disponibile solo con l’edizione in home video del 1988.

Un testamento spirituale, ripetono molti a sproposito; Salò o le 120 giornate di Sodoma è invece l’opera di un autore che aveva ancora moltissimo da dire, ucciso proprio al culmine del suo afflato creativo.

Pasolini stesso, in una delle Lettere luterane, “Abiura della Trilogia della vita“, afferma di sentire il bisogno di iniziare un nuovo percorso artistico consapevole della vittoria della falsa libertà e della mercificazione dei corpi che ormai la società consumistica era riuscita ad imporre.

La rappresentazione del corpo e del sesso come immagine di uno spensierato e gioioso vitalismo, che caratterizzava le opere precedenti,  avrebbe ceduto il passo al racconto di quel che aveva fatto il potere a questo vitalismo trasformando i corpi in merce e il sesso in dominio.

Salò sarebbe stata solo la prima opera in questa riflessione che l’autore, come sappiamo, non ha potuto proseguire.

Il film ha suscitato, parallelamente  allo scandalo, un’attenzione morbosa, tanto che ancora oggi è spesso menzionato come esempio di cinema estremo presso siti internet e letteratura dedicata, affiancandolo a opere horror e para-pornografiche di statura (imparagonabilmente) inferiore.

Vi prego, non lasciamo Salò relegato a questo ambiente che assolutamente non lo merita.

Il restauro del film va, chiaramente, nella direzione opposta; ancora una volta la Cineteca di Bologna conferma il suo impegno nel salvare e diffondere il grande cinema.


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