Orto Fiorito: Un progetto per far rivivere Nuovo Corviale a Roma


Di Elisa Navarra

Lunga locomotiva di cemento ai confini del quartiere Portuense di Roma, emblema delle funzionali antiestetiche “case-quartieri dormitorio”, il “Nuovo Corviale” è da tempo immemorabile lo stendardo dell’omonimo quartiere. Per i Romani è il “Serpentone”, da quel lontano 1972 in cui fu edificato, per la sua fredda cinerea forma ondulata, densa di silenzio. Star indiscussa nelle prime pagine delle cronache di Roma nelle stagioni di scioperi e elezioni, carta straccia da dimenticatoio nel resto dell’anno: così è diventato nell’immaginario dei romani sinonimo di luogo da evitare, dimenticare. Eppure qui, tra i setti in cemento armato occupati abusivamente, tra ombre e carcasse dei motorini, la gente ci vive. E Corviale, nel rispetto della propria dignità, si dà da fare affinché ciò non sia dimenticato.

Così, nato a Marzo 2015 con il contributo della Regione Lazio, “Orto Fiorito” non è che uno dei progetti che hanno Corviale come sfondo, e senz’altro l’unico ad aver visto nello sfruttamento delle campagne alle spalle del Serpentone un’opportunità.

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Ad illustrarci meglio le dinamiche, un’operatrice di Acquario 85, la cooperativa sociale impegnata nel progetto.

Di cosa si occupa esattamente la Cooperativa Acquario 85?

Siamo una cooperativa sociale di tipo A, attività sociale senza obbligo del reinserimento lavorativo delle persone. Abbiamo vinto il bando per il progetto Orto    Fiorito” (per il quale stiamo ancora attendendo il rimborso dei fondi da noi anticipati!) lo scorso Marzo; da allora ci siamo adoperati al meglio per realizzare quest’orto, grazie all’aiuto dei volontari, nonostante in realtà questa attività non rientri nella principale area d’interesse della cooperativa, la quale invece si occupa di “riduzione del danno delle tossicodipendenze e consulenza psicologica”.

Come è stato pubblicizzato il progetto?

Con la newsletter delle biblioteche abbiamo avuto un po’ di visibilità. Siamo anche entrati nella mappatura degli orti urbani condotta di recente, da zappataromana. Di orti urbani in questa zona non ce ne sono molti, ad eccezione di quelli abusivi si intende, cosa che ci darebbe anche possibilità di estenderci, anche in altre zone. Ad esempio siamo stati recentemente contattati da alcuni architetti per un progetto finanziato di un orto didattico in collaborazione con una scuola.

Si parla molto in questo periodo di Corviale, anche alla luce dei 22 milioni recentemente concessi per la riqualifica del “Serpentone”. Quali i riscontri che voi invece avete avuto in questi mesi? Come è stato visto l’Orto dagli inquilini di Corviale?

Inizialmente l’Orto era visto con diffidenza dagli inquilini. Con il passare del tempo alcuni atteggiamenti sono cambiati e non sono mancati i complimenti per il nostro lavoro dai possessori degli orti occupati qui in fondo. C’è però anche il Corviale più trascurato: il retro del palazzo, si sa, è poco frequentato, e la nostra attività non era ben vista da tutti…

E oltre gli sguardi?

Ai due incontri di informazione le richieste di partecipazione erano parecchie, molte delle quali non hanno proseguito. Gente che si affaccia e ci guarda dalle finestre, ma nessuno partecipa né chiede; qualcuno si è avvicinato, senza però spingersi oltre. Forse si teme la responsabilità? In generale questo non è un problema che abbiamo riscontrato solo con gli abitanti di Corviale. Molte le persone che pensavano si trattasse di un lavoro retribuito, altri che invece hanno iniziato a collaborare hanno poi abbandonato durante l’estate. La gente pensa sia facile trovare lavoro, e quando si tratta di mettersi all’opera volontariamente ecco che tutti si tirano indietro: eravamo in trentacinque, siamo rimasti in quattro.

Parlava prima dei dissensi fra gli abitanti di Corviale; ci sono stati l’estate scorsa dei contrasti che hanno rischiato di raggiungere toni molto caldi, come avete affrontato tali situazioni?

Il problema era sorto per il piccolo orto che stiamo curando sulla terrazza, per il quale alcuni si sono lamentati, forse pensavano avremmo dato loro fastidio. La questione è stata abbastanza accesa, poi per fortuna si è risolto tutto con molte parole, ed anzi abbiamo invitato molti di loro a partecipare al progetto.

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Musica degli anni 80 in lontananza; un pallone sgonfio, bambini; magliette che sventolano alle finestre: al Serpentone il tempo si è fermato a 30 anni fa. Attraversato il basso portico scendiamo le scale che conducono sul retro. Ed ecco che con grande sorpresa il cemento e il calcestruzzo cedono il passo ai campi e ai verdi prati. Riempiti i secchi d’acqua, discendiamo lungo il pendio fino all’ingresso dell’orto. Un piccolo appezzamento di terra recintato lungo, dove pomodori frutta insalata crescono rigogliosi, e l’impegno fa fiorire la passione dei volontari. Alcuni curiosi si affacciano alle finestre, e nei raggi autunnali del sole ancora caldi continua la nostra intervista.

Ad oggi, guardandovi alle spalle, che obiettivi potete dire di aver raggiunto?

Tanti! All’inizio neanche pensavamo di riuscire a fare la recinzione! E invece ecco che l’orto nonostante le varie difficoltà si è sviluppato. Avremmo invece voluto (ma non ci siamo riusciti) coinvolgere anche gli anziani. In parallelo al nostro c’è poi stato il laboratorio di micro-impresa, a cura di “Risorsa donna”, che si è proposto di fornire gli strumenti per capire, ma anche in questo sono rimaste poche persone.

Che ne è ora dell’orto alla luce della scadenza del mandato (lo scorso 9 novembre)?

Siamo in attesa e speriamo veramente venga riconfermato il nostro progetto, ma questa è una decisione che spetta al Comune. Il vero problema riguarda la gestione, sulla quale ancora abbiamo molti punti interrogativi.

E per quanto riguarda i finanziamenti?

Questo è un altro problema cui dovremmo far fronte. C’è stato recentemente un boom di orti urbani e sono tanti i bandi e i concorsi che offrono finanziamenti a fondo perduto: se fossimo un’associazione di almeno 20 persone ci sarebbero diversi bandi per la gestione di terreni verdi. Si potrebbe pensare anche ad un autofinanziamento, inserendo nel programma dei corsi e la vendita di prodotti. Certo, il municipio ha appena chiuso anche il mercato qui vicino in cui avremmo potuto pensare di venderli… Altre questioni riguardano la logistica: qui non possiamo estenderci, ma ci sarebbe un possibile collegamento con la mensa gratis di calcio sociale. Gli agganci sociali li abbiamo mancano le persone. Per ora è stato un laboratorio vediamo se riesce a diventare qualcos’altro.

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E in attesa della risposta del Comune, Orto Fiorito è sempre instancabilmente all’opera. Con il suo impegno, con la passione, per far germogliare e colorare con la reciproca collaborazione anche il grigio del Serpentone.

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