di Martina Difilo 

 Prese in mano quel raccoglitore e una lettera scivolò fuori, cadendo sul pavimento. La raccolse, guardò l’anno: 2007. Risaliva al secondo anno di liceo. Si sedette sul letto, sempre tenendo in mano quel raccoglitore e lesse quel reperto storico della sua adolescenza, quella lettera scritta a lei dalla sua migliore amica.

Finita la prima lettera, aprì il raccoglitore e si ritrovò immersa nella loro adolescenza, in quel tempo condiviso. Rilesse di tutte le brutte giornate a scuola, delle liti coi genitori, delle cotte finite male e di quelle finite bene. Sorrise, si commosse, per un attimo riuscì quasi a provare nuovamente la tristezza e la felicità di alcuni momenti.

Dopo averle lette tutte, si fermò a pensare a quanti anni erano trascorsi da quello scambio epistolare così assiduo, a quante cose erano cambiate, a quanto fossero cresciute. Eppure una cosa non era cambiata in tutti quegli anni, la più importante: loro due. Erano sempre le stesse, ancora amiche come prima, se non di più (nel caso in cui fosse stato possibile). Erano cresciute, le loro vite erano cambiate, non vivevano nemmeno più nello stesso posto, non si scrivevano più le lettere. Eppure il loro rapporto non era cambiato, l’affiatamento dei primi anni, la sintonia, non erano stati logorati nemmeno vagamente dal tempo.

Rilesse l’ultima frase dell’ultima lettera: “Perché sei la mia persona, sono dalla tua parte”.

Ripensò a quante volte si erano ripetute quella frase, in tutti quegli anni: nei momenti importanti, in cui effettivamente l’una aveva bisogno del supporto dell’altra; se l’erano detto in tono scherzoso, se l’erano scritto per messaggio, per mail, l’avevano persino impresso su un poster che riportava un collage colmo di loro fotografie, avevano un ciondolo che lo testimoniava.

E con quelle lettere in mano, seduta sul letto della sua nuova casa, la prima lontana dalla sua migliore amica, rifletté sul motivo per il quale proprio lei, proprio quella ragazza lì, fosse la sua persona, invece che una qualsiasi delle altre persone del mondo. Decise quindi di prendere in mano un foglio, e dopo, tanti anni, riscrivere una di quelle lettere, che le avrebbe consegnato (come sempre) di persona, non appena l’avesse vista.

 

Sei la mia persona perché ci sei sempre quando sono felice; che forse è più importante che esserci nei momenti tristi.

Sei la mia persona perché non ti arrendi mai al mio cinismo, perché so che se potessi, entreresti in questa testa e riordineresti le idee che ho sulla vita, ma soprattutto quelle che ho su di me.

Sei la mia persona perché con te non esistono i silenzi imbarazzanti. La maggior parte delle volte, in realtà, non esistono i silenzi.

Sei la mia persona perché, nonostante gli anni, abbiamo sempre qualcosa da dirci.

Sei la mia persona perché non hai bisogno di troppe parole per capire come mi sento, cosa provo, cosa penso; perché alle volte basta uno sguardo.

Sei la mia persona perché so esattamente quando stiamo pensando la stessa cosa; perché anche quando siamo in mezzo ad altre persone so leggere le tue espressioni, so cosa sta passando nella tua testa e la maggior parte delle volte so anche cosa stai per dire.

Sei la mia persona per tutti quei messaggi identici che ci mandiamo in contemporanea, per tutte le volte che diciamo la stessa cosa, nello stesso momento, in coro.

Sei la mia persona perché sai sempre cosa dire per farmi stare meglio, ma poi non ti tiri mai indietro quando devi dirmi che sto sbagliando.

Sei la mia persona perché aldilà del bene che ci vogliamo, la nostra amicizia si basa sulla stima reciproca, perché non sei solo la mia migliore amica, ma una persona meravigliosa.

Sei la mia persona perché sai tutto di me, non solo quello che posso aver fatto o non fatto, ma hai sempre il completo accesso ad ogni mio pensiero, dal più stupido al più profondo e nonostante questo riesci ancora a guardarmi in faccia.

Sei la mia persona perché continui ad ascoltarmi anche quando la maggior parte della gente mi avrebbe già mandata a quel paese al suon di “ripigliati”.

Sei la mia persona perché anche tu mi dici di ripigliarmi, ma mi lasci tutto il tempo che mi serve.

Sei la mia persona perché conosci tutti i retroscena, tutta la mia storia, tutti i miei errori e nonostante questo non mi hai mai giudicata.

Sei la mia persona per i messaggi mandati nella notte, quando sapevo di aver fatto la cosa sbagliata per me e scrivevo chilometri di giustificazioni vagamente valide nel tentativo di convincerti.

Sei la mia persona perché dopo quei messaggi kilometrici, prima mi sgridi e poi mi consoli.

Sei la mia persona perché sei la parte razionale che spesso mi manca, perché sei la calma che riesce a placare le mie ansie, anche quelle più inutili e più stupide.

Sei la mia persona perché non ci sei solo quando c’è da dirmi “brava”, ma anche quando ho bisogno di sentirmi dire che sto sbagliando.

Sei la mia persona perché ho conosciuto tante persone, amato un uomo, voglio bene alle mie amiche e alla mia famiglia, ma non esiste un’altra anima affine alla mia, come la tua.

Sei la mia persona perché abbiamo comprato quei due ciondoli alla veneranda età di ventiquattro anni, come se ne avessimo avuti dodici.

Sei la mia persona per tutti i concerti in cui abbiamo pianto insieme.

Sei la mia persona per le vacanze insieme, perché hai sopportato i miei eritemi e il mio odio per la sabbia.

Sei la mia persona perché non riuscirei ad immaginare la mia vita senza di te, non riuscirei ad immaginare nemmeno un giorno della mia vita senza sentirti.

Sei la mia persona perché non importa dove viviamo, con chi, noi ci saremo sempre.

Sei la mia persona perché sai come aiutarmi a ritrovarmi quando perdo la giusta strada, quando vedo tutto nero, quando penso di valere meno di quello che sono.

Sei la mia persona perché non riesco a nasconderti nulla, ma soprattutto non voglio, perché so che troverai sempre il modo di capirmi.

Sei la mia persona perché Notting Hill con te lo guarderei tutti i giorni.

Sei la mia persona per le nottate in macchina a fumare sigarette e ascoltare Adele o Tiziano Ferro.

Sei la mia persona perché sei stata la mia prima lettrice, ma io spero non di essere la tua prima cliente quando sarai avvocato!

Sei la mia persona perché sei la mia migliore amica, mia sorella, un pezzetto di me.

 

Piegò il foglio in quattro e scrisse sull’esterno “Per la mia migliore amica”. Sorrise, pensando che non l’avrebbe rivista prima di un mese, quindi prima di quel tempo non avrebbe potuto consegnarle quella lettera scritta col cuore in mano. Ma non aveva importanza, avrebbe potuto aspettare anche tutta la vita prima di consegnargliela, tanto sarebbero comunque rimaste la persona l’una dell’altra per sempre, senza dubbio.

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