Di Elisabetta Stringhi

Dopo la notte dei mostri e delle zucche e una cerimonia di chiusura con il botto sulle note di “Volare” di Domenico Modugno – con tanto di divieto di mascherarsi, che orrore! -, i meneghini e non si interrogano in merito all’eredità di Expo. Ecco qualche idea sul lascito dell’evento ai posteri.

SALTAFILA

Se già le file in Italia sono caratterizzate dalla tipica conformazione “a imbuto”, ora queste diverranno molto probabilmente “a salto”. Tale prassi in voga in questi mesi ad Expo si consoliderà saldamente nel panorama dei costumi del popolo italico nelle sue più incredibili varianti e nei contesti più svariati. Si va dai cari nonni invalidi di 102 anni trascinati alle Poste per poter spedire una raccomandata nel giro di 1 minuto anziché di 8 ore ai medici specialisti in certificati medico-sanitari “saltafila” alle donne ingravidate dai fidanzati per l’occasione – attenzione, non si rompano le acque quando arriva il proprio turno!

CATTEDRALE NEL DESERTO

No, non si tratta di un qualche stravagante padiglione di un Paese misconosciuto a matrice cristiano-sahariana. La vera eredità di Expo è il brivido del vuoto e del nulla, ovvero il destino dell’area di 100 ettari di terreno in zona Pero-Rho in seguito allo smantellamento dei padiglioni e alla bonifica. Aleggia un’aura di dubbi e incertezze sulla sorte di questi terreni – di cui oltre la metà è pubblica. Nessun buon samaritano li vuole acquistare da Arexpo alla modica cifra di 315 milioni di euro riconvertendone più della metà in verde realizzando opere vicine ai temi di Expo 2015? Proprio nessuno? Per fortuna qualche proposta di riconversione dell’area ha fatto capolino: uno stadio del Milan (instancabile Mister B.!), una Città della Scienza, una cittadella dell’amministrazione pubblica e un campus universitario unito a un polo di ricerca, sorta di mini Silicon Valley padana – quest’ultima idea, la più interessante in ballo, è stata avanzata dall’Università degli Studi di Milano che trasferirebbe a Rho le facoltà di Agraria, Informatica, Fisica, Chimica e Scienze. Ma povera Città Studi, abbandonata a se stessa senza più studenti poveracci, matti o nerd (o tutte e tre le cose) al suo interno! Poco importa perché gli universitari non vedono l’ora di far merenda con patatine belghe e fumarsi un paio di canne sulla rete del Brasile – nessuno dica loro che non ci saranno più!

DEBITI

“Prendi i soldi e scappa” è il titolo di un film del celebre regista statunitense Woody Allen. Di meglio dovrebbero fare i suoi connazionali presenti a Expo 2015: senza soldi, dovrebbero scappare e basta! Amici, società no-profit che gestisce lo spazio del padiglione degli USA sarebbe debitrice nei confronti di aziende italiane (specializzate nella fornitura di materiali e nella costruzione di spazi per eventi) di una somma di 20 milioni di euro. Amici mica troppo! E dopo aver ubriacato i visitatori con assaggini di vodka e kvas non sono da meno i russi, debitori nei confronti di una ventina di aziende italiane di 1 milione di euro per il loro padiglione. Altro che dasvidania, tovarish e spasiba! Per non parlare dei debiti dovuti alla natura stessa dell’organizzazione dell’evento. Prevedibile da mesi il profondo rosso, Expo lascia un disastroso buco in bilancio nelle casse del Comune, della Regione e dello Stato per gli anni a venire, non rimpinguato come sperato dal boom finale di visitatori (attirati in realtà con riduzioni e croccantini). Una volta passata la sbornia da vodka e Expo, i meneghini-contribuenti saranno ben contenti della città svuotata dalle orde di turisti e del traffico più scorrevole. Si potrà tornare a lavoro più in fretta, il tempo è denaro, bisogna fatturare! Sì, per poter meglio pagare i debiti sul groppone del Comune e della Regione.

ALBERO DELLA VITA

Vari progetti sono stati fatti avanti in merito alla sorte dell’Albero della vita, simbolo nonché degna eredità di Expo 2015. Un ricollocamento in piazzale Loreto, come illustrato da vari fotomontaggi. Una proposta arriva da Roma. Un “ce lo riprendiamo noi” giunge da parte dei costruttori bresciani che reclamano la loro creazione. Come annunciato da Giuseppe Sala, più probabilmente sarà lasciato lì dove sta in compagnia del Padiglione Zero e di Palazzo Italia. Tuttavia così ai meneghini non va bene, la loro controproposta è avvincente, aggressiva, avveniristica: l’Albero della vita, star del web e dei social quali Facebook e Instagram, sarà perfetto per Natale! Ricollocato sul tetto del Duomo e addobbato con festoni e palline colorate, creerà la giusta atmosfera natalizia. La Madonnina? Sarà un ottimo puntale.

PIZZA

Ebbene sì, come poteva non rientrare tra le eredità di Expo una specialità culinaria italianissima qual è la pizza? Oltre a quella più lunga del mondo realizzata in seno alla kermesse il 20 giugno ve ne sono tuttavia altre, forse meno conosciute ma altrettanto degne di nota. In vari ristoranti (addirittura fino alla provincia di Varese!) è possibile scegliere dal menu la “pizza Expo”. E’ una simpatica variante della pizza napoletana o di quella romana? Di nessuna delle due: trattasi infatti di un piatto in degno “stile Expo”. Per gustarla bisogna innanzitutto mettersi in fila, solo dopo una coda di otto ore è possibile prendere visione alla pietanza: un ologramma con tanto di posate virtuali – le chiacchiere e i rutti dei commensali sono disponibili sull’audioguida in 25 lingue possibili tra cui sanscrito antico e ugrofinnico. Alla fine dell’esperienza è distribuita una caramellina alla pizzaiola per placare la fame.

MORALE

In seguito alle vicende di Mafia Capitale è stato attribuito alla città meneghina l’appellativo di “capitale morale” d’Italia. A Scalfari (vedi l’articolo “Perché non esiste una Capitale morale”, Espresso N. 45 LXI 12 novembre 2015) udendo tale affermazione è andata subito di traverso la cena – alcuni affermano si trattasse di un crocoburger. Del resto anche a molti altri non è risultato gradito tale attributo: Milano capitale morale d’Italia, è sicuro? In realtà, vi è una certa eredità morale lasciata da Expo alla città di Milano. Trattasi nientepopodimeno della morale “arraffatutto”. Resta il dubbio se di questa eredità morale ne siano i più degni discepoli: i visitatori, implacabili davanti alle scorte alimentari del padiglione svizzero letteralmente prese d’assalto; le imprese corrotte, implicate nell’appaltopoli scoppiata sotto Expo; le multinazionali, disposte più a nutrire loro stesse che il pianeta a Expo 2015 secondo l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva. Forse sono tutti alla stessa statura morale. Nana, purtroppo.