Dieci leggi assurde ma vere che caratterizzano l’Opera

Di Ilaria Zibetti

Pur amando in maniera viscerale l’Opera lirica, devo ammettere  che quando si comincia ad ascoltarla e a conoscere le dinamiche delle varie trame si posso riscontrare delle curiose ( a volte paradossali ) costanti, o più propriamente “leggi” che si presentano in maniera più o meno diffusa nel repertorio. L’avvicinamento a questi particolari assiomi è utile per facilitare la comprensione delle avvincenti storie narrate dai grandi compositori e godere appieno della loro bellezza… magari anche con un sorriso.

  • Un’Opera, per essere definita “dramma” deve avere minimo un morto, con una media di due o tre personaggi fino al sogno di ogni compositore: una strage. Un esempio è “ Samson et Dalila” di Saint-Saëns: come da manuale, Sansone fa crollare con la sua forza divina le colonne del tempio dei Filistei e uccide tutti. Quando si dice un finale col botto.
  • Se l’Opera inizia con un evento particolarmente funesto, state tranquilli che potrà solo andare di male in peggio. Un esempio su tutti è la “Forza del destino” di Verdi: l’inizio delle disgrazie del protagonista Don Alvaro coincide con l’omicidio accidentale del suocero di quest’ultimo. Sì, avete letto bene: omicidio accidentale.
  • Se nell’Opera è presente un solo cantante dalla voce acuta che interpreta uno dei personaggi principali, anche il porcaro dello stabilimento vicino  si innamorerà di quella persona. Per esempio nell’ “Ernani” di Verdi: Elvira è l’unica soprano all’interno della storia e il bandito Ernani, il re e lo zio di lei smaniano per impalmarla… ci mancava lo scudiere del re ed eravamo a posto.
  • Se nell’Opera si verifica una delle seguenti variabili di triangolo amoroso: tenore-baritono-soprano oppure tenore-mezzosoprano-soprano, il 90% delle volte tenore e soprano si ameranno tra loro mentre le voci dal timbro più scuro saranno bellamente friendzonate o bistrattate, indipendentemente se a torto o a ragione. Se ciò non avviene l’Opera si chiama “commedia” e non “dramma”. Un esempio è “Adriana Lecouvreur” di Cilea: la soprano e la mezzosoprano fanno carte false per aggiudicarsi il conte Maurizio, il tenore della situazione. Ma essendo dramma ovviamente non andrà tutto bene.
  • Spesso, sebbene la Mezzosoprano sia la sola “strapagnona” in scena, la disprezzeranno quasi tutti e avrà un unico innamorato ( se le va bene ). Gli altri tenteranno di umiliarla per il puro piacere di farlo. Mi riferisco a “La Cenerentola” di Rossini: Cenerentola è interpretata da una cantante dal timbro scuro che troverà l’amore solo nel Principe Ramiro in un gioco continuo di travestimenti. Eccezione a questa regola però è “Carmen” di Bizet, dove lei è la calamita per ogni macho della trama.
  • Non sperate di capire quello che dicono i cantanti in scena senza i sottotitoli nel caso guardiate un filmato oppure del libretto.
  • L’italiano usato non è quello colloquiale, bensì arcaico e a tratti poetico. Per cui, invece di dire “ Li mortacci tua!” si pronuncerà: “ Ah malnato fellone! Ingrato ed iniquo senza amor né carità!” Ma non pensiate che si esprimano così perché pazzi! Lo fanno apposta perché devono combinare le rime, e non è facile.
  • Quando qualcuno muore in un’Opera ci può mettere diverso tempo, anche quindici minuti, che  a guardar bene si potrebbero chiamare l’ambulanza, i carabinieri, il soccorso alpino e il WWF eppure si sta lì a vedere il disgraziato di turno agonizzare. In fondo però piace, ammettetelo. Poi ovviamente ci sono casi in cui sappiamo già che il personaggio muore ma tira due ore  e mezza di cantata struggente. Per esempio ne “La bohéme” di Puccini: Mimì, la protagonista, si vede che è ammalata già da quando entra in scena, eppure reggerà tutta l’opera per morire infine tra le braccia del suo unico grande amore, Rodolfo. Già vi commuovete, lo vedo!
  • Leggere piano il libretto, rispettando l’andamento del canto, altrimenti non vi raccapezzate più; voi siete al terzo atto mente i cantanti sono ancora al primo.
  • Se non siete avvezzi all’ascolto correte il rischio di essere preda di raptus disperati e di mandare computer, radio, televisione o qualsiasi altro supporto stiate utilizzando, al diavolo accusandoli di stillicidio delle parti più intime. Ebbene, state calmi e fate un bel respiro: vi assicuro che l’Opera è stupenda ma non è immediata, non per tutti almeno. Sentire la musica classica significa riscoprire i valori di tempo, pazienza e dedizione che alimenteranno la passione. Date il giusto tempo ed essa vi ricambierà con tutta la sua eterna bellezza.

Scommetto che alla fine sarà la vostra nuova bevanda energetica: non ne potrete fare a meno!