di Silvia Carbone 

 “Indovina chi viene a cena. Il racconto del mondo a tavola” è un ciclo di incontri che esplora la varietà di rapporti, stretti e affascinanti, tra letteratura e cibo nelle culture di tutto il mondo.

 

Numerose e variegate le tappe, fra Europa, Asia e America, e le epoche storiche trattate, dall’epoca medievale alla contemporanea.

Gli incontri sono organizzati dal Dipartimento di Lingue e letterature straniere dell’Università degli Studi di Milano e si tengono nella Sala del Grechetto della Biblioteca Comunale Centrale di Palazzo Sormani, con ingresso da Via Francesco Sforza 7.

 

L’iniziativa è attiva dal 5 maggio e avrà termine il 25 ottobre 2015. Qui trovate il programma degli incontri.

 

Il prossimo avrà luogo il 22 settembre e sarà tenuto dalla Prof.ssa Camilla Storskog sulle letterature nordiche.

In particolare, tratterà di un bellissimo racconto del 1950: “Il pranzo di Babette” di Karen Blixen, da cui è stato tratto anche un film omonimo, vincitore di numerosi premi.

Martina e Filippa, due anziane sorelle puritane, figlie di un decano, vivono in un piccolo villaggio della Norvegia. La comunità si mantiene abbastanza unita seguendo le regole di una setta religiosa che il decano ha diffuso, e che le due figlie si sono impegnate a mantenere viva alla sua morte. Da sempre si dedicano al prossimo, agli anziani e alle persone più in difficoltà all’interno della comunità, vivono sobriamente e rifiutano ogni vanità.

In giovinezza, una ha rinunciato, nonostante le sue meravigliose doti canore, alla possibilità di diventare una grande cantante d’opera, spaventata dalle attenzioni di un famoso cantante dell’epoca che aveva voluto proporsi come suo insegnante; l’altra ha rinunciato all’amore di un giovane ufficiale, che le è sempre rimasto nel cuore, ma che, al momento giusto, non è stata in grado di incoraggiare, e ha lasciato partire senza dire una parola.

Un giorno si presenta alla loro porta, con una lettera di raccomandazione dello stesso cantante, ormai anch’egli invecchiato, che era rimasto affascinato dalla voce di Filippa, una donna francese, Babette Hersant, fuggita da Parigi, dove suo marito e suo figlio erano stati fucilati con l’accusa di essere rivoluzionari.

Martina e Filippa la accolgono come governante, e il suo impegno, la sua semplicità e la sua gentilezza portano un valido aiuto al villaggio, e una ventata d’aria fresca.

Inaspettatamente, grazie a un amico che continuava a giocare per lei un biglietto alla lotteria francese, Babette vince un premio in denaro, che le permetterebbe di tornare in patria.

Intanto si avvicina il giorno dell’anniversario della nascita del padre delle sorelle, e le due pensano di organizzare un modesto pranzo con la comunità.

Babette chiede di poter offrire lei stessa una cena francese, e di potersi assentare qualche tempo per reperire tutti gli ingredienti necessari.

Babette fa arrivare dalla Francia ingredienti raffinati in gran quantità, e prepara il pranzo con la maestria di un grande chef. Davanti a tante pietanze particolari, solo un commensale riconosce la qualità dei prodotti, e rimane stupefatto dalla presenza di champagne e vini pregiati: si tratta dell’ufficiale francese, ormai tenente, invitato al pranzo dalla vecchia zia che lo aveva ospitato in villaggio tanti anni prima. Racconta che un giorno, a Parigi, era stato in uno dei ristoranti più lussuosi, gli erano state servite le stesse sublimi pietanze e gli era stato detto che il cuoco era una donna.

Gli altri membri della comunità mangiano senza commentare, perché così si erano ripromessi di fare davanti alle preoccupazioni delle sorelle per aver peccato, essendosi lasciate convincere a offrire un pranzo esagerato, troppo mondano.

Ma dalle espressioni di tutti trapela apprezzamento per tanti sapori sconosciuti, per il brodo di tartaruga, per lo champagne creduto una specie di limonata.

Tra tante delizie, anche i cuori si aprono: vengono dimenticati vecchi rancori, la comunità ritrova il piacere della condivisione e abbandona il senso di colpa, perché in Dio “misericordia e verità si sono incontrate, rettitudine e felicità si sono baciate”.

Babette non tornerà a Parigi: ha speso tutta la sua vincita per preparare quel pranzo spettacolare, non solo per ringraziare chi l’ha accolta, ma anche per se stessa, per sentirsi nuovamente viva esprimendo tutta la sua arte.

“Il pranzo di Babette” è anche il film preferito di Papa Francesco. «Vi si vede – ha detto – un caso tipico di esagerazione di limiti e proibizioni. I protagonisti sono persone che vivono in un calvinismo puritano esagerato, a tal punto che la redenzione di Cristo si vive come una negazione delle cose di questo mondo. Quando arriva la freschezza della libertà, lo spreco per una cena, tutti finiscono trasformati. In verità questa comunità non sapeva che cosa fosse la felicità. Viveva schiacciata dal dolore… aveva paura dell’amore».

L’arte è un dono personale, che può essere a sua volta donato.

L’arte è amore, non si pone limiti.

È la dedizione di Martina e Filippa alla missione paterna, è la raffinata cucina francese di Babette, che sa essere tanto più buona per l’anima in un povero e sperduto villaggio norvegese.


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