Di Francesca Tricomi

Sì proprio così: un’utopia.

L’opinione comune pensa che la differenza in Italia sia data solo dal Nord e dal Sud vista la loro lontananza, ma in realtà il varco è molto più profondo.

Per capire meglio quale sia il punto di partenza di questa affermazione, bisogna fare qualche passo indietro: per prima cosa l’Italia “unita” come si crede dal 1861 non è affatto così, in quanto i legami tra una regione e l’altra sono solo di natura politico-amministrativo. Non si può nemmeno affermare che tra le 20 regioni ci sia un sostrato linguistico comune, perché in ogni circoscrizione viene usato uno o più dialetti differenti l’uno dall’altro; ecco perché si dice che “il nord non può capire la lingua del sud e viceversa”.

  • In realtà, nemmeno due parlanti dell’Italia settentrionale riescono a capirsi: un lombardo contro un triestino. A mala pena riuscirebbero a comunicare. Scartata l’opzione lingua, molti possono confutare questa tesi e appoggiarsi ad un principio di comunità, ma anche in questo caso ci sono delle precisazioni da fare; non basta basarsi sui dati dell’oggi, ma bisogna passare in rassegna anche quelli di ieri, perché non si può fare un discorso generale su base specifica. Infatti, le comunità del nord sono differenti tra loro così come lo sono da quelle del centro e dell’estremo sud, non per una questione di egoismo, ma proprio di storia. Non c’è nulla che accomuni le abitudini dei milanesi con quelle dei pugliesi, ad esempio, perché le loro storie hanno tramandato ai posteri modi diversi di organizzazione.

Se l’Italia meridionale è sempre stata sotto domini stranieri differenti come Spagnoli, Arabi e Greci, l’Italia centrale sotto l’impero romano e quella settentrionale sotto i Romani, Longobardi, Franchi, Austriaci e Piemontesi, è impossibile che ognuna di queste casate potesse andare d’accordo a livello di abitudini. Queste differenze sostanziali ovviamente si riscontrano anche oggi, dando luogo a volte a spiacevoli etichette e pregiudizi che ognuno di noi non dovrebbe mai né ricevere né affibbiare. Ad esempio un abitante della Puglia viene chiamato terrone perché legato alla terra, come gli antichi contadini poveri lo erano per volontà del proprio signore, uno del Lazio chiamato cafone perché irriverente di carattere così come lo erano i suoi imperatori, e uno della Lombardia chiamato polentone, perché solito mangiare pietanze calde come la polenta così come era di abitudine nei paesi più freddi come in Germania o nelle Alpi Galliche.

Al contrario, per quanto riguarda la mentalità, siamo molto simili da nord a sud. Questo accade in quanto ci troviamo in un periodo storico molto particolare che ci “obbliga” ad occupare una certa posizione nel mondo che implichi competizione.

Questa particolare arma viene chiamata con il nome comune “Televisione” o “pubblicità” che fa riflettere poco e fa ragionare d’istinto. È un mezzo molto pericoloso se usato contro la propria volontà, perché invece che essere utilizzato come mezzo di comunicazione e mediazione, viene impiegato come mezzo di separazione tra persone diverse. E il diverso non è sbagliato. Il diverso è colui che sa distinguersi dalla massa e non si fa influenzare da ciò che è bello ma privo di significato. Di conseguenza, magari la differenza e la distanza fosse solo tra nord e sud, perché avremmo già risolto metà dei problemi, invece siamo neanche alla metà del lavoro di ristrutturazione mentale.

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