Iniziò alla fine del XXesimo secolo con la globalizzazione, quando si rese più facile la compra vendita di merci in tutto il mondo.

É questa l’origine del consumismo, quell’ideologia, o smania, che porta all’acquisto compulsivo ed indiscriminato da parte delle masse. Un consumo esaltato e favorito da moda e pubblicità che sembrano dominare sempre più la nostra cultura.

Le aziende multinazionali, come McDonald’s, Ikea, Coca Cola, Bayer, L’Oréal e molte altre, sono un emblema di questa piaga della società moderna. A questo proposito nel 2004 uscì un film documentario Super Size Me.

Diretto ed interpretato da Morgan Spurlock, il documentario segue il protagonista in un test che lo vede mangiare per 30 giorni consecutivi da McDonald’s, una catena di fast food che tutti noi conosciamo molto bene e che nella sola zona di Manhattan, dove è stato girato il film, ha negozi ad ogni 0.7 km².

Lo scopo dietro alla realizzazione del film? Documentare la salute fisica e mentale di Spurlock dopo uno stile di vita così radicale, ed espolare il potere della catena nel mondo delle industrie di fast food, dimostrando come incoraggino un’alimentazione povera per una sola ragione, il loro profitto.

Per un mese, dunque, Spurlock, ha mangiato tre pasti al giorno esclusivamente da McDonald’s dove doveva seguere queste regole: doveva assaggiare almeno una volta ogni opzione dei menu McDonald’s (cosa che gli riuscì in soli nove giorni), non poteva acquistare nulla che non fosse sul menu, ed infine, doveva accettare di prendere il menu Super Size (ovvero quello più grande) se invitato a farlo ( gli su offerto nove volte, 5 delle quali in Texas). In più ridusse i passi effettuati a quelli di un americano medio, circa 2500, aumentando di conseguenza gli spostamenti in taxi.

Durante tutta l’esperienza fu seguito da tre medici: un generico, un cardiologo, un gastroenterologo, registrando i cambiamenti e gli effetti occorsi nel mese dell’esperimento. Tutti e tre i dottori hanno dichiarato che Spurlock era perfettamente nella media come stato fisico, che avrebbe riscontrato effetti negativi sul suo corpo, come un lieve aumento ponderale e del tasso di colesterolo, ma nessuno dei tre si sarebbe aspettato niente di così drastico (uno dei tre aveva anche detto «il corpo umano si adatta molto facilmente»).

Il secondo giorno Spurlock mangia il suo primo menu taglia Super Size, ed ha il suo primo mal di stomaco. Si presenta un episodio di nausea. Dopo cinque giorni Spurlock ha già preso 5 kg. Non è passato molto che Spurlock si trova già in un inspiegabile stato di depressione, e ancora più inspiegabilmente la sua depressione, la letargia ed i mal di testa vengono attenuati solo da un altro pasto McDonald’s. Secondo uno dei tre dottori che lo seguono, Spurlock è diventato “dipendente”. Anche se a un certo punto perde addirittura 500 grammi, presto guadagna altri 5 kg, portando il suo peso a 92 kg. Per la fine del mese, il suo peso sarà di 95 kg, un incremento di quasi 11kg, che ha richiesto sei mesi per essere smaltito. La fidanzata e poi ex-moglie di Spurlock, lo chef vegetariano Alexandra Jamieson, lo ha aiutato nei mesi successivi a “disintossicarsi” con una dieta accuratissima, ed ha attestato il fatto che Spurlock ha perso molta della sua energia e libido durante l’esperimento.

Attorno al ventesimo giorno, Spurlock avverte dei casi di tachicardia. Un consulto con uno dei tre medici, il dottor Daryl Isaacs, rivela che, secondo le parole testuali del dottore, «il fegato di Spurlock si sta trasformando in paté», e gli chiede di interrompere quello che sta facendo per evitare seri problemi cardiaci. Spurlock apporta qualche modifica alla dieta pur continuando a seguire le regole imposte, per esempio assume porzioni maggiori d’insalata, che comunque nei McDonald risulta avere un alto tasso di zucchero. Tutti e tre i dottori sono sorpresi dallo stato di deterioramento della salute di Spurlock. L’unico dato che non ha subito grossi stravolgimenti è la massa grassa raggiunta, 18%, inferiore rispetto alla media americana del 22%.

Una denuncia pesante quella di Spurlock, che dopo l’uscita del film ha portato la catena ad eliminare il menu Super Size ed ha cominciato ad offrire opzioni più bilanciate ai propri clienti, anche se ha negato di aver apportato questi cambiamenti a causa del documentario.

Denuncia che ha contribuito a mostrare quale effetto negativo provocasse la pubblicità sui giovani, dando un bello scossone all’america, alla loro sedentarietà e alla loro alimentazione a partire dalle stesse mense scolastiche.


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