Di Marco Capozzi

“Il linguaggio è la dimora dell’essere”

(Martin Heidegger)

 

Il poeta Arthur Rimbaud nacque a Charleville il 20 ottobre 1854, per morire, a soli 37 anni, a Marsiglia il 10 novembre 1891.

Emblema del “poeta maledetto”, Rimbaud ha cercato, con il linguaggio, di creare una realtà autentica, di creare un’ unione con “l’intelligenza universale” di cui s’è reso tramite.

La poetica di Rimbaud mirava ad una poesia del futuro, che anticipasse l’azione; il poeta diventa un veggente raggiungendo l’ignoto tramite “una ragionata sregolatezza di tutti i sensi”.

Messaggio travisato, poiché la sregolatezza passata è quella derivata dall’uso di sostanze, quali alcool e droghe e atteggiamenti trasgressivi. Niente di più falso!

La sregolatezza dei sensi è il tentativo di recuperare la quintessenza del mondo, di cui facciamo parte, e restituirla in maniera “oggettiva”, slegata dal se, dall’io.

“E’ falso dire io penso: si dovrebbe dire mi si pensa” dice nella famosa “Lettera del veggente”.

Ma cosa vuol dire “mi si pensa”? Se non sono io a pensare, chi mi pensa?

Il “Cogito ergo sum”, di Cartesiana memoria, sembra un’evidenza, non solo il mio pensiero corrisponde al mio esserci, in quanto presa di coscienza di se e del proprio corpo, ma pure che Io penso, cioè il pensiero è un mio esclusivo prodotto di uomo e il linguaggio è il mezzo con cui esprimo questo pensiero.

Rimbaud, e con lui Martin Heidegger, più tardi, indicano un cammino d’iniziazione nel quale il linguaggio e il pensiero, il Logos, avrebbero detto i Greci, parlano di se, attraverso l’uomo.

L’uomo è parlato dal suo linguaggio e pensato dal pensiero, che viene da dentro e da fuori.

Essere parlati da una nova lingua vuol dire essere un’altra persona, acquisire una nuova conoscenza, agire diversamente da chiunque altro.

In cammino verso il linguaggio, che definisce se stesso e l’uomo che lo abita, il giovane poeta francese voleva trovare l’identità, la corrispondenza tra se e il mondo che abitiamo.

 

Poesia pubblicata in “Una stagione all’inferno”, capitolo “Alchimia del verbo”.

 

E’ ritrovata!

Che cosa? L’eternità.

E’ il mare andato via

Col sole.

 

Anima mia eterna,

Osserva il tuo volto

Malgrado la notte sola

E il giorno in fiamme.

 

Dunque ti divincoli

Da umani suffraggi,

Da comuni slanci

Tu voli a seconda…

 

-Mai la speranza.

Nessun orietur

Scienza e pazienza,

il supplizio è certo.

 

Mai più un domani,

Braci di raso,

Il vostro ardore

E’ il dovere.

 

E’ritrovata!

Che cosa? L’eternità.

E’ il mare andato via

col sole.


 

Qui la versione in francese:

Elle est retrouvée ! Quoi ? l’éternité. C’est la mer mêlée Au soleil. Mon âme éternelle, Observe ton voeu Malgré la nuit seule Et le jour en feu. Donc tu te dégages Des humains suffrages, Des communs élans ! Tu voles selon… – Jamais l’espérance. Pas d’orietur. Science et patience, Le supplice est sûr. Plus de lendemain, Braises de satin, Votre ardeur Est le devoir. Elle est retrouvée ! – Quoi ? – l’Eternité. C’est la mer mêlée Au soleil.

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