19 gennaio 2019

Sangue: l’umore che si può donare

Sangue: l’umore che si può donare
Foto: Carol Garcia / SECOM

di Sara Ottolenghi

All’epoca in cui la medicina era basata sulla teoria umorale si riteneva potesse far bene, come cura di alcuni malanni, effettuare salassi per privare il corpo di una parte del sangue, il più facile da estrarre, quando apparentemente in eccesso, fra quattro “umori”, il cui equilibrio si credeva fosse alla base della salute umana. Gli altri erano bile gialla, bile nera e flegma (muco). Si trattava di una idea antica, risalente al greco Ippocrate. Ma conservata per secoli, considerata inattaccabile sino al Rinascimento.

Già allora, dunque, si usava estrarre parte del liquido che ci scorre nelle vene a scopo “terapeutico”, anche se l’operazione contraria sarebbe riuscita molto raramente. Opposizioni a questa pratica venivano, e vengono ancora in particolare per credenti come i testimoni di Geova, anche da brani della Bibbia, che attribuiscono a questo “umore” la qualità di sede dell’anima.

Risale infatti ad appena un secolo fa la scoperta degli antigeni A e B che distinguono i gruppi sanguigni e quindi le compatibilità per le trasfusioni.

Una persona in salute è in grado di integrare con discreta facilità perdite di sangue limitate, integrando liquidi e zuccheri, come avviene nei donatori, cui vengono tolti circa 450-550 ml, un decimo dei 5 litri circa circolanti in una settantina di chili di peso.

“Il  sangue  umano, raccolto in modo atto alla conservazione ed alla trasfusione,  ed  i  derivati  di  esso,  preparati nei Centri di cui all’articolo  4,  non  possono  essere  fonte di profitto, ma debbono essere ceduti o gratuitamente o dietro rimborso dei costi di raccolta e  di  preparazione.”

Recita così, all’articolo 12, la legge del 14 luglio 1967 che regola per la prima volta in Italia la possibilità di donare, a distanza di di quindici anni dalla prima normativa europea (Francia, 1952).

A ogni donatore viene garantito uno screening per molte malattie e fattori di rischio: valori di colesterolo,  indici di funzionalità renale e epatica, virus a trasmissione sessuale come l’HIV…

Poichè si richiede di recarsi dopo una colazione leggera, e liquidi e zuccheri vanno reintegrati in seguito, si fornisce anche un pasto gratuito, dolce o salato e sopratutto diversi liquidi da bere.

Donne e uomini possono offrirsi volontari dai 18 ai 65 anni (sebbene l’età massima per la prima donazione sia 60).

Può fare un po’ paura, pensare di passare una decina di munuti con un ago nel braccio, stringendo una pallina antistress, ma chi lo fa garantisce che il leggero dolore pungente locale si sente solo nel momento della puntura. La sensazione è dunque solo semplicemente quella di un prelievo, sebbene si debba restare distesi e sotto conrollo un po’ più a lungo.

Le sacche serviranno poi in caso di interventi chirurgici di vario genere, incidenti stradali, per curare malattie ematologiche croniche o per la ricerca scientifica. Alternative alle donazioni, ancora scarse in proporzione alla domanda, soprattutto nel mese di agosto (le donne possono donare ogni sei mesi, gli uomini ogni tre), sono putroppo ancora rare e in fasi sperimentali troppo precoci. Si sta cercando di sintetizzare l’emoglobina, essenziale per il trasposto di ossigeno nei globuli rossi, e i fattori della coagulazione (la cui mancanza è alla base, ad esempio, dell’emofilia).

Fra le numerose campagne pubblicitarie che invitano a questo tipo di volontariato appare particolarmente simpatica un titolata “Non ci sono scuse per non donare”. Questo slogan, in volantini e manifesti è accompagnato da una foto di una ragazza tatuata che afferma “Non dono perchè ho paura degli aghi”.

Alquanto polemizzata è stata invece la recente idea del politico Salvini di farsi fotografare sul lettino della donazione: vanto personale, strumentalizzaione politica di un atto che dovrebbe restare anonimo o utile invito ai suoi elettori a fare qualcosa di buono?

Images: copertina

 

 

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