Di Silvia Carbone

Vi è mai capitato, nel bel mezzo di una situazione caotica, di una festa in cui tutti si divertono o anche solo al ristorante con gli amici, di sentirvi sempre più oppressi dai rumori e dalle voci, infastiditi dalle luci, improvvisamente incapaci di mettere ordine nei pensieri?

Come se tutti quegli stimoli avessero provocato un black-out, ci si estranea e ci si sente paradossalmente soli, nervosi e sulla difensiva, come cercando una via di fuga per andare a respirare.

Vi siete mai sentiti così facendo shopping? Vi sembra di osservare tutto? Di sentire fin troppo il peso dei sentimenti e giudizi altrui, di vedere ogni pecca, metterci ore a prendere una decisione qualsiasi e rimanere spesso intrappolati nella vostra raffica di pensieri?

Forse fate parte di quel 15/20% di uomini e donne che si possono definire “highly sensitive persons” ossia persone ipersensibili.

La psicologa canadese Elain Aron, che si è specializzata sull’argomento sensibilità e continua i suoi studi a riguardo dal 1991, ha scritto diversi libri con una certa risonanza e ha creato un sito web che contiene anche un breve test che può aiutarci a capire in che modi l’ipersensibilità influenza la vita di tutti i giorni.

La maggior parte delle persone ipersensibili vengono semplicemente considerate molto timide, soprattutto nell’infanzia, perché tendono a proteggersi da ogni “incursione” proveniente dal mondo circostante.

A nessuno piacciono le situazioni tese, i rumori forti, ma per una persona ipersensibile anche un film violento o una litigata che non la riguarda può essere motivo di grande disagio.

Non si deve però pensare che le persone più sensibili siano sempre le più introverse; secondo gli studi di Elain ben il 30% degli ipersensibili è estroverso, ma si sente spesso travolto dagli stimoli, dai dettagli che nota. Ed esiste anche una sottocategoria che, in reazione alla sua ipersensibilità, sente invece il bisogno di cercare stimoli sempre più forti.

L’ipersensibilità, di per sé, non è un disturbo. È anzi una dote che si potrebbe sfruttare con profitto nelle relazioni con gli altri, sia nella vita privata che in campo lavorativo.

Se riescono a non soffocarlo con troppi dubbi e insicurezze, le persone ipersensibili hanno un ottimo intuito: possono vedere quel qualcosa in più, prevedere una falla in un progetto o la reazione di un collega davanti a una determinata situazione.

Sanno ascoltare ed entrare in empatia, e sanno dare buoni consigli, perché sono naturalmente spinte a cercare l’armonia.

Per una persona ipersensibile, perciò, può richiedere più impegno gestire la propria mente nella vita quotidiana, ma questo apparente punto debole può essere trasformato in una grande risorsa interiore.

Ne è convinto Rolf Sellin, psicoterapeuta e autore del libro “Le persone sensibili hanno una marcia in più”.

I suoi studi sono partiti da un bisogno personale, dalla scoperta di riconoscersi come ipersensibile e dalla volontà di riscattarsi, liberarsi dalle insicurezze e trarre finalmente tutti i benefici dalle proprie doti.

Scrive infatti: “Le persone ipersensibili registrano in modo più intenso quanto gli altri dicono e pensano nei loro riguardi e quanto si aspettano da loro. Percepiscono in modo più profondo l’atteggiamento altrui nei loro confronti, i giudizi e i rifiuti. Individuano inoltre in modo preciso le richieste degli altri nei loro confronti e il modo per risultare loro graditi. Il dono di una sensibilità raffinata fa di noi ipersensibili veri e propri maestri dell’adattamento“.

L’ipersensibilità non deve necessariamente andare di pari passo con sensazioni di ansia e chiusura: si tratta di intraprendere un percorso per rientrare in contatto coi propri sentimenti, e così imparare anche  a porre confini più netti tra sé e il mondo.

Non più reazioni estreme di difesa o attacco, ma consapevolezza delle proprie potenzialità e rispetto delle proprie esigenze.

Evitando di giudicarsi troppo severamente, per una volta.