Di Manuel Cristofaro

Caro amico nepalese, ciao.

Non so dove tu sia adesso, non so cosa tu stia facendo. Non so quello che il terremoto ti ha portato via e non so quello che il terremoto ti ha lasciato.

Non oso immaginare cosa sia stato. Da qui non posso far altro che guardare le mille e mille notizie che arrivano, via internet e via televisione. E pensare che la notizia l’ho appresa mentre ero sulla tazza del cesso.

I molti video che girano nella rete fanno venire ancora più angoscia. Fanno riaffiorare tanti ricordi. Bei ricordi. Paradossale no?

L’esperienza più bella che abbia mai vissuto nella mia vita, e che ho avuto il piacere di condividere con molte persone a cui tengo, è stata quella de L’Aquila. Vedere tanta gente che giorno dopo giorno, con gioia e sempre con il sorriso stampato in faccia, da una mano a chi ha perso tutto in pochi istanti è stata la cosa più bella che abbia mai visto. Non avere paura che possa succedere ancora, ma se dovesse succedere, sapere che qualcuno è vicino a te con il sorriso e pronto a farti ricostruire quello che una scossa della Terra ti può portar via: la dignità umana.

È incredibile. Pensa, in un secondo stai vivendo la tua vita quotidiana e in un istante dopo… Puff. Tutto svanisce, si sgretola sotto i colpi della madre Terra.  A quel momento se ne aggiungono altri 200/300/400, chissà quanti, in cui la terra trema ancora, cerca di assestarsi, là dove l’assestamento è ben lontano.

So che in questo momento ti stai rimboccando le maniche. So che stai cercando di far superare questo momento a chi ti sta intorno. So che stai facendo il bene dove bene ce ne voleva molto prima e ora ancora di più.

So che il tuo cuore ora, ancor più di prima è legato a quella terra. Così bella, così speciale, così fragile. Così imponente, ma così debole da sbriciolarsi al primo concreto “attacco”.

So che stai facendo tesoro di tutte le esperienze che abbiamo vissuto insieme e che attraverso di esse stai dando speranza a chi più ne ha bisogno.

Ora che i telegiornali non fanno altro che dare numeri immensi, quasi inimmaginabili di vittime e di danni facendo a gara per dare i più sconvolgenti possibile, so che stai pensando a noi e stai anche pregando per noi perché non siamo turbati da questa nostra distanza.

 So anche che non vedi l’ora, come noi, di riabbracciarci e di raccontarci tutto quanto attraverso le tue parole e le parole della tua macchina fotografica al tuo ritorno.

Perché torni vero?

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