di Manuel Cristofaro

 Il tormentone politico delle ultime stagioni è la nuova legge elettorale. Il 4 Maggio è stata definitivamente approvata.

Italicum di qua, Italicum di là, Italicum di su e chi più ne ha e più ne metta.

Dal punto di vista formale cambiano alcune cose:

  • Il territorio nazionale viene diviso in 100 collegi. In ciascuno i capilista di ogni formazione sono bloccati.
  • I capilista hanno la possibilità di candidarsi in massimo 10 collegi. Sta poi a loro decidere da quale collegio uscire, decidendo in  questo modo, chi privilegiare o meno tra gli altri candidati eletti.

Ma alla fine cosa cambia per noi cittadini?

Ecco i punti fondamentali della legge elettorale vista dal punto di vista dell’elettore:

  • Si voterà solo per la camera.
    Prima delle prossime elezioni (2018) verrà approvata la riforma costituzionale che prevede un Senato non più elettivo. Se ci fosse l’opzione delle elezioni anticipate e la riforma del Senato non fosse ancora stata approvata, questo verrà eletto secondo una legge proporzionale a preferenza unica (Consultellum). In caso contrario, tutto liscio.
    Cosa succederà realmente? Bah!
  • Potremmo essere chiamati a votare due volte.
    Come nelle amministrative. Se nessun partito raggiungesse una determinata soglia di preferenze (40%), le due liste più votate saranno quelle che si “sfideranno” al ballottaggio. Durante il periodo che va dalla prima alla seconda elezione sono vietate qualsiasi modificazioni o incorporazioni tra le liste.
    Questo fa sì che chi al primo turno era riuscito ad ottenere più preferenze, possa vedersi scavalcare al secondo da chi ne aveva ottenute meno in precedenza. Lato positivo? Non ci saranno più tira e molla pre e post elezioni.
    Per chiudere il discorso, a titolo informativo, lo sbarramentobasso” è fissato al 3% su base nazionale.
  • Abbiamo diritto a due preferenze. Ma attenzione.
    Perché attenzione?! Primo, perché ogni lista ha un proprio capolista bloccato che ha priorità su tutti e, poi, perché se nella scheda mettiamo due preferenze maschili o due femminili, la seconda preferenza sarà annullata.
    Questo per far sì che vi sia una maggiore omogeneità tra i sessi in parlamento. Discorso che vale anche per i capilista, in quanto solo il 60% dei capilista di ogni formazione può essere dello stesso sesso.
    Inoltre questa storia delle preferenze dopo i capolista vale solo per il primo partito, cioè quello vincitore. Negli altri rimane la nomina dei segretari.

 

Fondamentalmente l’idea di questa legge elettorale e quella di voler garantire una maggiore stabilità. Fin ora questo obiettivo non è stato raggiunto da nessuna delle precedenti leggi, Mattarellum o Porcellum che sia.

In un momento difficile come quello che ora sta passando l’Italia, la stabilità, almeno politica, sarebbe una buona base di partenza. Speriamo che sia un punto di partenza e non un classico crocevia.

Se dobbiamo guardare le premesse però, sembra che l’obiettivo sia ben distante dalla realtà.

 


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