di Andrea Bellandi

Ore 14 del Primo Maggio 2015: in Piazza XXIV Maggio si radunano i manifestanti, sotto l’arcata di porta ticinese si radunano per lo più giovani giornalisti, chi con telecamere, chi con macchine fotografiche, chi con registratori.
È qui che inizia la manifestazione ed è da qui che inizia la nostra cronaca.
Gli inviati dello Sbuffo hanno seguito tutta la manifestazione per informare in modo corretto e approfondito su quanto è avvenuto.

Abbiamo posto le prime domande proprio ai giornalisti vicini a noi chiedendo cosa si aspettavano dalla manifestazione e perché erano lì. Tutti, compresi noi, erano lì per gli scontri, che secondo i giornalisti quasi sicuramente ci sarebbero stati. Allora abbiamo fatto un giro tra i manifestanti per capire se questa sensazione fosse corretta, e in maniera assolutamente inaspettata, tutti, compreso un poliziotto in alta uniforme, hanno detto che la situazione era tranquilla e che non ci sarebbero stati problemi. L’unico ad aver espresso preoccupazione a riguardo è stato un ragazzo che non partecipava alla manifestazione, ma la guardava lateralmente.

Dopo Corso di Porta Ticinese ci siamo accorti che alcuni negozi erano stati presi d’assalto: uno proprio alla fine del corso era stato segnalato con dei cerchi rossi prima di essere colpito, e Cioccolati Italiani in Piazza Resistenza Partigiana.

In sostanza, i negozi aperti sono stati puniti dai manifestanti proprio perché aperti. Probabilmente i manifestanti lavoravano in due tempi: prima segnalavano con dei cerchi rossi i muri dei negozi e poi colpivano all’interno degli stessi con della vernice rosa.

Sempre in Resistenza Partigiana è stata colpita una banca.

Fino a quel momento, però, a parte scritte sui muri e fumogeni colorati, sembrava che la manifestazione procedesse in modo pacifico anche se con qualche atto vandalico.

Superato Sant’Ambrogio e imboccata via Carducci s’intensificavano sempre di più le scritte dei writer. A metà di Carducci, vicino al noto Bar Magenta, scoppia la manifestazione: viene dato fuoco ad una banca, viene colpita la sede dell’Enel, le poste, vengono lanciati petardi, sassi, fuochi d’artificio e lacrimogeni.

Da quel momento in poi il corteo si divide in due: una parte più tranquilla, che indietreggia davanti ai fumogeni, e una parte violenta, che è la coda del corteo di testa.

Noi, vista la situazione, abbiamo provato a dirigerci immediatamente verso gli scontri, ma dalla nostra posizione ci era impossibile superare una barricata della polizia vicino a Santa Maria delle Grazie. Così, siamo tornati indietro e abbiamo seguito una volante della polizia diretta a Conciliazione, dove abbiamo seguito il corteo a ritroso fino a Piazza Virgilio, luogo in cui Black Bloc e polizia si stavano scontrando in modo molto duro.

Ci siamo appostati assieme ad altri giornalisti all’angolo con via Vincenzo Monti, dove stava bruciando un’auto.

Da Via Caradosso sbucava tantissimo fumo. Si intravedevano di schiena i Black Bloc, che lanciavano petardi e fuochi d’artificio; e non molto lontano da noi era stata lanciata una Molotov.

La polizia rispondeva a suon di lacrimogeni, e da quella via sembrava uscire l’inferno.

Un Black Bloc indispettito dal fatto che stavamo facendo le foto ha preso a calci il fotografo, insultandolo, non contento si è diretto verso altri giornalisti. Infatti da più di un giornalista abbiamo sentito la frase: “È meglio che togliamo il tesserino”.

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auto in fiamme in via Boccaccio, credits by F. Cegani

Lasciata Via Caradosso i manifestanti si sono diretti in Via Boccaccio. Piazza Virgilio era composta dunque da giornalisti e poliziotti. In questo modo abbiamo avuto la possibilità di vedere più da vicino che cosa succedeva in Via Caradosso: tre auto in fiamme, tantissime vetture danneggiate, per terra fumogeni, petardi, sassi.

In Via Boccaccio la situazione non sembrava andare meglio, altre due vetture in fiamme, i vigili del fuoco che appena arrivati si adoperavano per spegnere gli incendi, pochi metri più avanti ancora petardi e lacrimogeni.

Cerchiamo di tornare nella zona calda correndo verso il fumo e gli scoppi. Troviamo la rotatoria di Piazza Giovine Italia e proviamo a raggiungere i Black Bloc che si trovavano dall’altra parte ma incappiamo in dei fumogeni che ci costringono a tornare sui nostri passi. Gli occhi in fiamme, le gole chiuse, i conati di vomito in quel momento non ci volevano.

Una volta ripresi decidiamo di prenderla per il largo per tornare agli scontri. Corriamo per Via Saffi, Via Gioberti, Via Rovani, Via Mascheroni seguendo i manifestanti. Arrivati a Pagano la situazione non sembrava essersi placata, i facinorosi si radunavano ancora in fondo alla manifestazione e i fumogeni dei manifestanti non si fermavano. Abbiamo dunque deciso di abbandonare quella zona in favore del parco perché la polizia e i manifestanti non sembravano ancora intenzionati a fermarsi.

È stato lì che abbiamo visto un punto di svolta fondamentale in questa vicenda. Alcuni manifestanti si sono dispersi nel parco (molti dei quali erano Black Bloc), altri invece sono finiti in Via Giotto. Le forze dell’odine avevano il totale dominio e controllo di Pagano. I manifestanti sono stati convogliati prima verso Buonarroti e poi verso Amendola dove la manifestazione aveva ormai perso ogni energia. Dell’altro segmento di manifestazione abbiamo saputo poco, solo che si è svolta pacificamente e che è terminata in Pagano.

Torniamo indietro a fare la conta dei danni. Una decina di auto bruciate, vetrine rotte a non finire, Via Guido d’Arezzo piena di indumenti neri, cartelli, muri, vasi completamente distrutti, auto bruciate, banche distrutte, una addirittura bruciata.

Incontriamo ogni tanto il proprietario di una macchina o di un negozio: “Nessuno ci ha avvisati, l’ho saputo dal telegiornale”, “Tre vetrine rotte, almeno 10.000€ di danni, nessuno ci ha avvisati”, “Qui i manifestanti non dovevano passare, l’auto doveva essere al sicuro, adesso chi paga?”.

Tornando indietro portiamo con noi tanta amarezza e desolazione, perché c’erano delle famiglie che volevano dire qualcosa e i mostranti gliel’hanno impedito, perché i giornalisti come noi lo sapevano, se lo aspettavano e ciononostante la polizia non è stata in grado di prevenire ma solo di arginare e come al solito per gli errori degli altri sono i cittadini a pagare.

Quella di oggi è una Milano ferita dalla miopia di chi ha scelto di aprire l’Expo il 1 Maggio, scelta che per molti è suonata come una provocazione visto il tasso di disoccupazione giovanile e visto l’abuso di volontari giovani che si farà per questa manifestazione.

Quella di oggi è una Milano abbandonata dalle forze dell’ordine che incapaci di intervenire adeguatamente si sono lasciate sfuggire dalle mani 300 Black Bloc.

Quella di oggi è una Milano che umiliata davanti al mondo raccoglie i cocci delle sue vetrine.

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