di Ubaldo Mafrici

Capolavoro indiscusso della contemporaneità, “The Lady” prende indubbiamente spunto dai Promessi Sposi, sviluppando in chiave moderna uno dei personaggi più discussi della letteratura italiana, la Monaca di Monza. Il chiaro riferimento letterario lo si vede fin dal titolo della web-serie: “The Lady”. Infatti. “«La signora» rispose quello «è una monaca; ma non è una monaca come l’altre […]. E i suoi del tempo antico erano gente grande, venuta di Spagna, dove son quelli che comandano; per questo la chiamano la signora, per dire ch’è una gran signora; e tutto il paese la chiama con quel nome»” ( I Promessi Sposi – A. Manzoni, cap. IX). La conoscenza dei capitoli in cui si parla delle celebre Monaca, da parte della Del Santo – ideatrice, produttrice e regista della serie – si rivela esatta fin nei minimi particolari. Se apriste i Promessi Sposi, al capitolo IX, e iniziaste a leggere dal verso 84, trovereste molte analogie fra i due personaggi; vediamo perché. Innanzi tutto le due Signore sono delle vere e proprie boss dell’ambiente sociale in cui vivono: la fortezza ostentata da entrambe le personalità per mantenere il loro ruolo di leader nella società non è altro che il guscio duro usato per celare la debolezza interiore: Gertrude, rea di non essersi potuta opporre alla volontà del padre, ha preso il velo, mentre the Lady – i genitori della quale non hanno nemmeno potuto permettersi di farla studiare – ha dovuto diventare grande in fretta. Infatti l’adolescenza per lei non è mai finita, dato che i monologhi esistenzialistici a cui si abbandona lungo tutto il corso della serie sono degni della bacheca facebook di una quattordicenne 2.0. La Del Santo tuttavia non poteva fare meglio: anche l’adolescenza della Monaca di Monza è stata rovinata dall’educazione monacale che ha iniziato a ricevere all’età di sei anni. Così costretta a vivere una vita di clausura – pur avendo preferito di gran lunga il matrimonio – non esaurì le tappe dell’adolescenza nel giusto del tempo, e le rimase la voglia sconsiderata di flirtare con i poco di buono, come Egidio. Anche Lona è vittima dello stesso problema e durante il corso della serie è in preda ad un amore adolescenziale verso l’affascinante Luke, col quale scambia dialoghi brevi, ma intensissimi, tanto che nell’ascoltarli il mio corpo si faceva incandescente. Le telefonate che Lona riceve da Luke, un migliaio durante tutta la serie, sono così fastidiose che, ogni volta che squilla il telefono, ci viene da pronunciare le fatidiche parole: la sventurata rispose! Del resto è la suoneria dell’IPhone il suono che più ci resta in mente di tutta la colonna sonora della serie. Quante sofferenze si sarebbe risparmiata l’ipersensibile Lona qualora non avesse risposto alla prima e fatale chiamata del suo seduttore… Nella nostra analisi sembra per un momento incrinarsi il parallelismo tra le due figure: Gertrude era di casata nobile, mentre the Lady – udite udite – deve tutta la sua ricchezza a un matrimonio fortunato, così fortunato da essere stata l’unica dei due coniugi a uscirne viva. Ma anche qui l’analisi sociologica che sta dietro alla composizione della serie è fine. Come rendere attuale il tema della nobiltà, tanto caro negli anni del romanzo del Manzoni? La Del Santo decide di far coincidere gli antichi “nobili” agli attuali “VIP”, fornendoci un’interpretazione più democratica del concetto di nobiltà, che oggi è alla portata di tutti: basta sposare un uomo ricco (o una donna ricca, ovviamente) ed il gioco è fatto. Mi sorprende come il Governo non le abbia sporto dei ringraziamenti speciali per questa iniezione di fiducia ai giovani italiani, in un momento così delicato. La profondità psicologica ante litteram del Manzoni, è rintracciabile nel ritratto delle figure maschili che costellano la serie: una massa indistinta di tamarri-palestrati che, ormai totalmente frontalizzati, non fanno altro che sbavare dietro a tutte le bonazze che incontrano. Tuttavia, la struttura narrativa è innovativa: non si vede la storia che accade, ma al contrario vi è una narrazione in forma didascalica di ciò che succede sul set. Eccone un esempio illuminante:

Lui: Ciao sono Marco, piacere.

Lei: Piacere di conoscerti.

Lui: Piacere tutto mio. (voce ammiccante)

Lei: Vieni pure. Come mai a Londra?

Lui: Sono venuto solo per te.

Lei: Ma dai, che onore.

Lui: Voglio diventare il tuo uomo.

Lei: Ma dai, stai scherzando? Vieni a sederti qua con me. Ma, se non mi conosci?

Lui: Ti conosco benissimo, ho visto tutte le tue foto su Facebook.

Non si sa se ciò sia stato voluto o meno; è più probabile che gli attori inesperti non si siano accorti di star leggendo la parte sbagliata del copione (avete presente quelle note che vengono anteposte alla stesura di un dialogo per dare un’idea, agli attori che devono leggerlo, delle circostanze dell’azione?): ciononostante l’effetto finale è sublime. Infatti i dialoghi sono marginali perché tutto è dominato dall’estetica. Per definire il tipo di estetica che caratterizza la serie, che pare essere la vetrina di un museo di imponenti statue romane raffiguranti donne formose e uomini vigorosi, in letteratura si usa la felice espressione secondo la quale la pellicola è un porno di cui si vede solo la trama. Infine, la mancanza di un preciso messaggio finale da trasmettere, sancisce l’entrata del film nella letteratura postmoderna. Ultimo punto di contatto tra le due Signore è senz’altro il fascino di cui si attorniano presso i loro lettori o spettatori, a causa della presenza di qualcosa di losco, di torbido nella loro storia: se il tratto noir della vicenda della Monaca è la scomparsa della conversa, anche nella web-serie scopriamo che the Lady è immischiata in qualche brutto affare. Certo non ne sappiamo nulla, o comunque non possiamo evincere il misfatto dalla sola visione delle puntate (per quanto mi sia sforzato di vederle più volte): possiamo solo congetturare. La Del Santo ha proprio capito come si struttura un film d’azione, lasciando nel vago proprio il cuore dell’azione stessa. Solo in una cosa però the Lady differisce da Gertrude: nella fine che le riserva il destino. Infatti se la moralità del Manzoni fa scontare una dura pena alla Monaca di Monza per il suo comportamento in vita, nel mondo delle apparenze ha la meglio la Signora della Del Santo. Se avete già visto la scena conclusiva, si può ben dire che amor omnia vincit. E che amor


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