di Anna Bellelli

<<[…] Vattínni, chista é terra maligna! Fino a quando ci sei ti senti al centro del

mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno, due, e quanno torni

é cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci

sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al

ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più

cieco di me.[…] >>

Alfredo, Nuovo Cinema Paradiso

Lasciare il paese, la propria casa e i propri affetti inseguendo un sogno. O è più attuale dire “un lavoro”?

Era il 1988 quando nelle sale italiane uscì Nuovo Cinema Paradiso, capolavoro del regista siciliano Giuseppe Tornatore, acclamato dalla critica internazionale sebbene inizialmente quasi del tutto snobbato dai suoi compaesani. Per i profani e gli smemorati, il discorso citato fa parte di uno dei dei dialoghi più belli e commuoventi della filmografia di Tornatore, in cui Totò un ragazzo di talento viene ripreso da Alfredo, suo punto di riferimento fin dall’infanzia, che lo mette di fronte ad una scelta fondamentale, restare o partire?

Curioso pensare come persone della stessa età di questo pluri-premiato capolavoro si trovino oggi nella medesima situazione del giovane Totò. Non è un segreto che da anni un numero sempre più allarmante di giovani si trovino sospinti più per esigenza che per capriccio verso nuovi stati o addirittura continenti. Insomma tutti abbiamo l’amico che sta a Londra, o quello che raccoglie pomodori in Australia, e come biasimarli? Eppure mentre in America frequentare il College in un altro stato è una pratica più che comune, nel Bel Paese il nido lo si lascia, quando lo si lascia, al massimo per cambiare regione. Protagonista di un simile cambiamento è stato proprio il nostro regista che ricordando le parole del principe di Salina nel libro IL Gattopardo : “I siciliani devono andar via prima dei 16 anni per non ritrovarsi perdutamente siciliani” afferma:

<<Andai via a 27, troppo tardi. La crosta si era già formata e i difetti dei siciliani ce li ho proprio tutti: introverso, sognatore, permaloso, irriducibile, ambizioso, talvolta insopportabile. Per raggiungere un mio obbiettivo non guardo in faccia nessuno.[…]>

Totò diviene quindi il primo di una serie di personaggi che come lui lasciano il nido in cerca del proprio posto nel mondo\schermo di Tornatore. Egli infatti, imparata la lezione, inserirà di frequente questa tematica nei suoi film. La troviamo in Stanno Tutti Bene (1990), dove un ormai vecchio Marcello Mastroianni rincorre i figli che hanno da tempo lasciato la Sicilia per andare incontro alla vita, disgrazie comprese; La troviamo in Baaria, proprio nella scena finale, dove un’ altro giovane promettente lascia la città (stavolta proprio Bagheria, città natale di Tornatore) in treno; E la troviamo come già detto in Nuovo Cinema Paradiso.

L’abbandono fisico della propria casa, il passaggio dai luoghi dell’infanzia ai luoghi della maturità non è però un tema estraneo alla produzione artistica italiana precedente. Si hanno anzi illustri esempi come I Vitelloni (1953) di Federico Fellini o La Ragazza con la Pistola (1968) di Mario Monicelli. Altrettanti buoni esempi si hanno nella letteratura, basti pensare a Giovanni Verga secondo cui chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto,in cui è nato, non trova la felicità sognata, ma va solo incontro a sofferenze maggiori. Ecco uno che vi avrebbe consigliato di accontentarvi degli spaghetti e stare lontano dai canguri. Diverso è invece il punto di vista in Conversazione in Sicilia (1938) di Elio Vittorini, che in un’epoca di repressione artistica racconta un viaggio che è al contrario degli esempi precedenti un ritorno. Un ritorno al proprio paese, una riscoperta di memorie infantili in un viaggio di risanamento dello spirito.

Chissà se tra tanti anni, come scrive Tornatore, chi è partito tornerà per trovare le “proprie cose” di cui parla Alfredo e chissà se troveranno anche qualche cambiamento.


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