di Marco Capozzi

« Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. » (Sandro Pertini annuncia lo sciopero generale, Milano, 25 aprile 1945)

Con queste parole Sandro Pertini, il 25 aprile di settant’anni fa, proclamava l’insurrezione che avrebbe portato, il 2 maggio, l’intera penisola alla liberazione.

Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (con sede a Milano e presieduto da Sandro Pertini, Leo Valiani, Luigi Longo e Emilio Sereni) si formò a Roma, il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio, coadiuvato dal Comitato di Liberazione Nazionale Centrale.

Il 21 aprile gli Anglo-Americani sfondarono la Linea Gotica, dilagando nella Pianura Padana. Il 21 aprile insorse Bologna, il 23 Genova, il 25 Milano, il 26 Torino, il 28 Venezia e il 29 aprile, alle ore 14:00, a Caserta, il colonnello Schweinitz, rappresentante del generale Vietinghoff, firmò l’armistizio, che sarebbe entrato in vigore dalle ore 13:00 del 2 maggio, con gli Alleati.

Nel 1946, il 25 aprile, divenne Festa della Liberazione della neonata Repubblica Italiana.

Data importantissima, il 25 aprile è stato indispensabile al futuro destino d’Italia; con la Liberazione, non solo terminava l’occupazione  tedesca (per loro, gli Italiani erano traditori) e repubblichina, ma segnava l’ingresso dell’ Italia nelle democrazie occidentali. Un atto necessario, vista la guerra partigiana che dal 1943 imperversava nella penisola.

Gli italiani erano ridotti alla fame, già durante la Guerra d’Etiopia (1935-1936) furono poste sanzioni economiche al paese e si passò all’autarchia, durante la quale l’intera popolazione era chiamata a donare alla patria materiali quali ferro, legno e quant’altro servisse alla nazione. Durante la Seconda guerra mondiale furono introdotte le tessere annonarie, chiamate “tessere della fame”, nella quale erano segnate le razioni quotidiane disponibili per famiglia. Ovviamente diminuivano di giorno in giorno, il che fece precipitare l’adesione alla dittatura, che subì il colpo di grazia con l’arresto di Mussolini il 25 luglio 1943 e l’armistizio dell’8 settembre. La chiamata alla leva dei giovani da parte della Repubblica di Salò incontrò l’avversione della popolazione vessata e affamata, il che, più dell’antifascismo, contribuì ad ingrossare le fila partigiane.

Guerra spietata, contro Tedeschi ed altri Italiani, nella quale nessuno fu risparmiato e che segnò un aumento di credito nei confronti delle istituzione democratiche e di sinistra. Se il fascismo era nato come risposta, condivisa dalla maggior parte della popolazione, al parlamentarismo e democraticismo mal visto e corrotto, ora, grazie ai gruppi di azione cattolica, socialista e comunista tutto si ribalta. La libertà appena acquisita dev’essere anche politica, quindi la democrazia era vista come l’unica soluzione possibile (nonostante la stringata maggioranza al referendum del 2 giugno ’46); lo stesso Ferruccio Parri, comandante del Partito d’Azione, formazione partigiana di orientamento socialista e repubblicano, era un irredentista avverso alla democrazia liberale, come molti italiani dopo la Grande Guerra. Quindi, se prima della Seconda Guerra Mondiale, in Italia, vi era molta parte della popolazione che auspicava un governo forte, antidemocratico, la Resistenza fu il cardine su cui si fondarono le fondamenta ideologiche della democrazia.

La storia la fanno i vincitori, quindi la Liberazione è stata la vittoria della democrazia, della libertà, della giustizia.

La maggior parte di coloro che parteciparono alla Resistenza erano ragazzi e ragazze che non volevano rispondere alla leva della Repubblica Sociale, stato fantoccio tedesco, quindi cresciuti col fascismo e credo senza molta preparazione politica e ideologica di stampo democratico, che lottarono contro l’invasore.

La tanto celebrata Festa della Liberazione diventa la celebrazione degli ideali dei vincitori (non sono assolutamente fascista!), che prima appoggiavano il regime (tranne una parte intellettuale che poi sarà la dirigenza del CLN), il quale perse consensi per via dei disastri portati dalla guerra. La fame, la miseria sono armi più potenti delle idee e la Libertà è stato il ritorno al cibo, infatti uno stomaco pieno ragiona meglio di uno stomaco vuoto. Quale che sia il concetto di libertà, che sia obbedienza, pensare individualmente, rispettare gli altri o non avere padroni, una cosa è certa:

Libertà = mangiare.

Un piccolo appunto: in Etiopia, il 5 maggio si festeggia la Festa della Liberazione, avvenuta quel dì del 1941, quando le truppe italiane si arresero.

CREDITS

Copertina