Di Anna Parlangeli

Gli aveva dato un’importanza forse eccessiva, e così era rimasta indietro rispetto alle sue compagne di classe. Era assai goffa, era pertanto fuori discussione che potesse avere una storia alla scuola media…una storia! Le sembrava quasi ridicolo, vedeva i suoi coetanei che avevano queste ‘storie’ della durata di quattro giorni durante i quali nemmeno si parlavano, li trovava infantili. Per non parlare del famigerato ‘gioco della bottiglia’: tutto ma non quello, qualora avesse dato il suo primo bacio sarebbe stato per amore e non per gioco. Un bacio. Lo sognava e lo agognava quel primo bacio. Lo voleva come completamento di qualcosa di più grande. Da un lato era stata imbevuta di cultura cattolica, ragion per cui ogni contatto con l’altro sesso era peccaminoso, dall’altro si confrontava con compagne e amiche che le davano della tonta perché di ragazzi ne avevano baciati già tanti. Era una dicotomia lacerante, in casa era trattata come la meretrice di Babilonia e fuori come una svampita, non sapeva più quale fosse la giusta via.
Lo vide al mare, 7 luglio, pochi giorni prima del suo compleanno, stava giocando a pallavolo. Lo vide e ne rimase folgorata. Non era bello, non spiccava per doti fisiche, ma per quello sguardo…come se avesse qualcosa di rotto dentro. Iniziò a spiarne le mosse, era figlio dei gestori dei bagni vicini ai suoi. Giocarono a calcio l’uno contro l’altra, bagni Bergamo contro bagni Gabbiano. Lo sentì suonare la chitarra la sera in spiaggia. Era la prima volta che sentiva così tanto qualcuno a livello emotivo, pur non conoscendolo, pur avendoci scambiato solo qualche parola. Aveva 15 anni, si sentiva pronta, il primo bacio sarebbe stato con lui. Lei dovette partire per un paio di settimane a inizio Agosto: si scambiarono i numeri di cellulare e qualche messaggio.
L’estate finì e lui restò in Liguria mentre lei se ne tornò in città con il cuore ricolmo di lui e di raggi di sole estivo. Si sentivano spesso, tanti messaggi, tante promesse. Lei tornò al mare per Ognissanti e lo rivide. Scoprì che lui si tagliava, soffriva, fumava tante canne e quando era stato più piccolo, allora aveva 17 anni, aveva fatto uso di droghe più pesanti. Per lei iniziò la crisi, sentiva il dolore di lui e voleva fare qualcosa, sì voleva salvarlo, farlo stare meglio, offrirgli tutto il suo amore e curarlo con esso. Si sentiva impotente, lei, ragazzina di buona famiglia, prima della classe cosa avrebbe potuto fare per avvicinarlo, per amarlo, per essere la sua compagna? Iniziò la crisi: perse 7 kg, che per la sua corporatura minuta erano parecchi.
Continuavano a sentirsi e lui le raccontava del suo dolore delle sue pene, del suo disagio esistenziale che solo la musica riusciva a placare. La loro aveva il colore di una storia ma scevra della fisicità. Quel bacio non c’era ancora stato. Il primo bacio.
Lei gli fece una sorpresa: appena iniziate le vacanze di Natale, il 23 Dicembre andò a trovarlo al mare. E fu gioia. Passarono tutto il pomeriggio insieme a raccontarsi, a condividere esperienze e ricordi. Lei gli offrì una lettera ed un piccolo dono: due topolini di gesso che si tenevano per mano. Arrivò il momento dei saluti, lei lo voleva, lo voleva disperatamente quel bacio, aveva aspettato tanto per darlo alla persona giusta, darlo insieme al suo cuore. E il bacio arrivò. Pieno di dolcezza e di affetto, appoggiati al muro di una stradina nascosta ai passanti, vicino al tribunale della cittadina di mare.
Lei si addormentò e si cullò tutta la settimana successiva nel ricordo di quel suo primo bacio. Non voleva essere pressante, non voleva disturbarlo, aspettò qualche giorno prima di farsi sentire di nuovo, lo chiamò il 29 Dicembre. – Chi sei e cosa vuoi, io sono la ragazza di Fabio. Abbaiò una voce femminile dall’altro capo della cornetta.


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