di Isabella Poretti

Drunkoressia è un termine coniato dai giornalisti del New York Times e definisce una nuova piaga della nostra società frutto di due disturbi ben conosciuti: l’alcolismo e l’anoressia.
Si tratta di un problema nato nelle passerelle anglosassoni e dilagato poi tra i più giovani. Il meccanismo è semplice: le modelle si sono accorte che basando la propria “dieta” unicamente sull’assunzione di alcolici è possibile dimagrire molto e nel contempo assicurarsi le calorie necessarie a sopravvivere senza rinunciare al bicchiere di cocktail durante gli eventi sociali.
Il falso senso di sazietà fornito da queste bevande permette di rinunciare agli elementi nutrienti con il minimo della fatica.
Ubriache ma magre, “belle” ma dannate.
Il fascino della trasgressione della donna che cammina sui cocci della propria femminilità sgraziatamente, inconsapevolmente.
In Italia questo disturbo interessa 300mila adolescenti, in prevalenza tra i 14 e i 17 anni, e l’80% di loro sono ragazzine.
Emulazione, un’adolescenza disfunzionale, timidezza paralizzante: bastano questi pochi ingredienti per avere una giovane drunkoressica.
L’alcool aiuta infatti a liberarsi delle inibizioni e a farsi accettare più facilmente dai coetanei, in particolare dai maschi, per i quali l’assunzione di queste sostanze è fortemente legata al divertimento. Inoltre, agli occhi dei ragazzi in età adolescenziale, le coetanee che assumono comportamenti trasgressivi e pericolosi risultano attraenti e affascinanti: ragione in più per imbarcarsi in questa dannosissima pratica.

Successivamente la motivazione “drunkoressica” si tramuta in motivazione “anoressica”: lo scopo principale diventa unicamente quello di dimagrire disperatamente e senza limite. La drunkoressia inoltre non si trascina dietro solo i problemi tipici del disturbo alimentare da cui deriva (come osteoporosi, alterazioni cardiache, amenorrea), ma anche le disfunzioni derivate dall’alcolismo ( neuropatie, tremori, danni al fegato ed al cervello col tempo) amplificate dal digiuno.
Magrezza estrema, bellezza consumata, una pessima salute imposta da un lavoro logorante, il problema della moda è sempre quello.
L’adolescenza è uno dei periodi più delicati nella vita di una persona e il bombardamento mediatico di standard irraggiungibili abbatte l’autostima di ogni donna, e non importa se ha sedici o sessant’anni, perché raggiungere la bellezza fallace che gli uomini si aspettano è sempre più difficile. Una dieta con tutti i divertimenti dello sballo diventa quindi una tentazione irresistibile. E quale ragazza non ha mai sognato le feste in spiaggia senza freni di O.C. o le serate alcoliche delle quattro single di Sex and the city? La bella gestualità di maneggiare un bicchiere elegante riempito fino all’orlo di un qualunque cocktail dai colori vivaci sembra renderci più affascinanti, più interessanti.
La realtà tuttavia è ben diversa: la nostra ubriachezza (specialmente se è perennemente presente), tre quarti delle volte non appare divertente, trasgressiva o sexy agli occhi degli altri, ma solo patetica, molesta, sgraziata e imbarazzante. Vale la pena salvare la faccia e la salute dicendo “chissenefrega” alle taglie 38 sui manichini nelle vetrine.

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