di Sara Ottolenghi

Slackline, in inglese, significa letteralmente “linea molle”: da lontano può sembrare una fune, o addirittura un trampolino, a seconda dell’uso che se ne fa. E’ una fettuccia di poliestere o nylon, larga tra i 2 e i 5 cm, di quelle che si usano per il fissaggio delle merci sui camion, tesa fra due alberi con un cricchetto, o con un sistema di funi, moschettoni e altri materiali familiari per chi è nell’ambiente dell’arrampicata.

L’idea venne infatti proprio a un gruppo di amici, Adam Grosowsky e Jeff Ellington, mentre maneggiavano materiale da arrampicata nello Yosemite Park, in California, negli anni ’80. Essi, avendo esperienza di situazioni estreme, vollero sperimentarla presto ad una altezza considerevole, presso il Lost Arrow Spire, dove, nel 1985, fu montata una delle prime Highline.

Camminarci richiede l’utilizzo di tutti i muscoli della postura: gambe, addominali e braccia, le quali non restano tese lateralmente, con un’asta, come nella classica immagine di funambolo che ci viene dal circo o da immagini famose come quella di Philippe Petit, che camminò su un cavo di acciaio teso fra le Torri Gemelle di New York nel 1974.

La posa dello slackliner è più morbida, per assecondare i movimenti della fettuccia e, spesso, usarli a proprio vantaggio: gambe leggermente piegate, schiena inarcata e braccia oscillanti istintivamente fra alto e lato. Un’immagine che ricorda un po’ le movenze del gibbone, una scimmia utilizzata per questa ragione come simbolo di una ditta produttrice di questi materiali. Lo si vede bene, ad esempio, in un video suggestivo girato in Zimbabwe, nel quale i due slackliner protagonisti di un’impresa “da due chilometri” (in realtà, in lunghezza, cento metri) sono stati però ugualmente identificati dai media come “funamboli”.

Una prova non pericolosa, ma comunque stimolante se affrontata con pazienza (nessuno riesce a camminare, o anche solo a stare in piedi bene al primo tentativo) è consigliata a persone di qualunque livello atletico, poiché le linee possono essere montate a diverse distanze dal terreno: bastano i sicurissimi 30 cm di distanza da terra per iniziare a mettere alla prova il proprio equilibrio camminando tra due tronchi lontani anche soli 10 m.

Non tutti hanno avuto l’opportunità di iniziare così facilmente: Sirio Zao, atleta slackline e organizzatore di eventi che promuovono questa attività nel milanese, ci racconta come ha scoperto, qualche anno fa, questa passione: “Ho conosciuto la slackline per la prima volta ad un evento in occasione del Fuori-Salone, in centro a Milano. C’erano un gruppo di ragazzi francesi Julien, Tancrede e Jelena, chi è del settore sa a chi mi riferisco) che avevano montato una slackline in alto tra una finestra e un balcone in un cortile di un palazzo. Chiesi loro di provare, e quei matti mi risposero di si! Ovviamente non riuscii neanche a fare un passo, ma da quel giorno mi rimase dentro quell’esperienza, unita alle parole di Julien che mi raccontavano di queste linee montate in cima alle montagne..”

Oggi Sirio si esibisce con il suo gruppo, Slack Passion Milano, anche in “tricks”: salti mortali, caprioli e volteggi su linee relativamente corte ma resistenti ribattezzate “trickline”.

Avvicinarsi a questa disciplina può sembrare complesso, visto che non è facile trovare corsi o palestre attrezzate, ma i workshop lo rendono più semplice: un appuntamento, circa, al mese a cui si può avere libero accesso dopo aver fatto una tessera annuale del valore di 15 euro. In aggiunta, da quest’anno, potranno essere disponibili in queste occasioni corsi di mezza giornata del costo di 5 euro, rivolti a principianti o a aspiranti trickers.

Fare un salto al parco di Trenno sabato 21 marzo, anche solo per dare un’occhiata a cosa voglia dire slackline, può essere un consiglio per chi non si sente anche solamente curioso.

Particolarmente d’effetto, inoltre, sarà passeggiare in quello stesso parco nel weekend dell’11 e 12 aprile: si terrà in quei giorni infatti il Meeting di Slackline, un evento giunto alla sua quarta edizione che coinvolge persone provenienti anche da altre parti d’Italia e non solo.

La vastità degli spazi permetterà di montare linee lunghe anche 150-200 metri, lasciando anche spazio a esibizioni acrobatiche statiche o dinamiche (trickline, yogaline, staticline…)

Credits immagine: fotografo David Sevi, slackliner Sirio Zao

Per saperene di più: http://slacklineitalia.com/