02:27 am
20 ottobre 2018

Cyberbullismo e società: la perdita di legami che conduce alla violenza

Cyberbullismo e società: la perdita di legami che conduce alla violenza

di Lorenza Castellani

I fatti di cronaca che riguardano vittime o autori di cyberbullismo sono ormai in costante aumento negli ultimi anni. Questo è dovuto probabilmente ad un incremento nell’utilizzo di strumenti elettronici da parte degli adolescenti, rispetto a quanto non facessero i loro coetanei solamente una decina di anni prima. Nello stesso modo in cui le relazioni sociali vengono filtrate sempre più dall’utilizzo di cellulari, pc, internet, tablet, televisioni, videogiochi, così si preferisce sempre meno la forma dell’interazione face to face tipica del bullismo e si molesta, esclude, denigra o persegue la vittima attraverso i più subdoli mezzi elettronici.

Si tratta di comportamenti che hanno un impatto tale sulla vita delle giovani vittime, che spesso quest’ultime giungono al gesto estremo del suicidio. Amanda Todds, Carolina Picchio, e Flora sono solo alcuni dei più recenti fatti di cronaca nei quali si raccontano storie di giovani ragazze e ragazzi che per svariati motivi finiscono col ricevere una sequela infinita di minacce e insulti che pesano tanto, soprattutto in quella fragile fascia d’età, in cui non si possiedono ancora gli strumenti necessari per gestire tali denigrazioni. Amanda Todds si è tolta la vita a soli 15 anni, a causa di numerosi attacchi alla sua reputazione su Facebook che l’hanno indotta alla paura, alla solitudine, a dover cambiare numerose volte città, scuola e amici. Prima di suicidarsi ha lasciato un video su Youtube nel quale racconta la sua storia. Carolina era una ragazza di Novara di 14 anni, che si è tolta la vita gettandosi dal balcone di casa. Su Facebook aveva ricevuto alcuni messaggi denigratori e un video “sfottò”, ma secondo le Autorità questo non basta a giustificare il perché di questo gesto così estremo, forse dovuto alla sofferenza provata dopo il trasferimento di città. Infine c’è la storia di Flora, 17 anni, che dopo aver vinto, attraverso un concorso, i biglietti per conoscere la sua band preferita, gli One Direction, è stata presa di mira con una serie di insulti e minacce via Twitter: “devi morire”, “fai un aereosol col gas”. Vien da chiedersi come delle ragazzine di 12 anni possano covare tutto questo odio e questa rabbia.

Per capire più da vicino l’impatto che questo fenomeno può avere nella nostra società, basta osservare una serie di dati riguardanti la fruizione della tecnologia, in particolare di pc, cellulari e internet, elaborati in una ricerca condotta nel 2014 da Eurispes e Telefono Azzurro: “Indagine conoscitiva dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia”. Osservando questi dati possiamo notare come gli adolescenti siano «completamente immersi nelle tecnologie […] una mano sul mouse e davanti agli occhi lo schermo di un pc, con l’altra scrivono messaggi sullo smartphone, un auricolare porta ad un orecchio la musica, e con l’altro ascoltano la tv sintonizzata sul canale preferito. È cosi che i giovani si muovono nei meandri della più moderna tecnologia, dando vita ad una generazione “multitasking”».

Le cause e, soprattutto, le conseguenze a tal fenomeno sono molteplici e talvolta drammatiche. Perciò, non è di nessuna utilità porsi di fronte a tali questioni con atteggiamento inquisitorio, quanto piuttosto è necessario capire cosa scateni una simile violenza, e quindi quale sia il ruolo dei mass-media, dei social network, dell’educazione – nella scuola e nella famiglia – del vissuto psicologico del singolo.

Vi è un noto personaggio letterario che viene in mente parlando di bullismo: Rosso Malpelo, protagonista della novella di Giovanni Verga. Malpelo vive in un ambiente che lo rende ogni giorno sempre più selvaggio e brutale, perdendo prima il padre e poi l’unico amico, Ranocchio; in seguito a questi avvenimenti Malpelo si avventurerà nelle gallerie inesplorate della cava e «ne più si seppe nulla di lui».

Quanti Rosso Malpelo esistono nel mondo? Cosa li spinge a diventare così crudeli verso i loro coetanei, con gesti violenti ripetuti nel tempo? Possono loro stessi essere considerati delle vittime della nostra società, così moderna e globalizzata da non investire più sulle relazioni interpersonali?

CREDITS

Copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.